Racconti dal Faerun
La Crisi del Ferro
Admin Fenice · 8/4/2025, 15:10:20
Quegli avventurieri erano stati di parola ed infatti, sulla sua scrivania, si trovavano i tre tomi, freschi di rilegatura che erano spariti nei due anni precedenti:
"Trattato sulla distillazione del ferro liquido", dei Fratelli Gilmore;
"Cento attrezzi improbabili", scritto dallo gnomo Sfran-qualcosa;
"Reazioni dei Minerali", di Artemyos.
Adorava quell'odore.
Non era rimasto con le mani in mano ed in quei giorni che erano passati aveva speso le sue energie nel ricordare cosa aveva letto su quelle pagine anni orsono prima che venissero trafugate, cercando una qualche sorta di collegamento.
Ora i libri erano davanti a lui, la luce della lanterna era buona e sarebbe durata a lungo.
Il suo assistente lo aveva salutato e la biblioteca era stata chiusa con lui dentro.
Insomma... aveva tutta la tranquillità del mondo per studiare: e così fece.
Fu dopo un tempo imprecisato, nel cuore della notte, che il suo lavoro diede i frutti sperati.
La rivelazione lo scioccò.
Si alzò di scatto, per quanto le sue vecchie gambe gli consentissero di fare, dicendo tra sé e sé:
«Per Deneir, è terribile, per questo ci hanno...»
Doveva correre ad avvisare qualcuno del Pugno Fiammante o i Granduchi stessi.
«...messo del tempo! Vogliono...»
Attraversò la porta poi sentì un sordo colpo dietro la nuca.
Non svenne subito, tuttavia il colpo lo aveva stordito pesantemente.
Una voce, non avrebbe saputo dire se di uomo o donna, gli si avvicinò mentre una lama gli tagliava la gola.
«Niente di personale, dovevo solo riprendere i libri, ma tu ti sei messo a studiarli e sembra che tu abbia capito qualcosa. La professionalità mi impone di non lasciare nulla. Mi spiace».
[...]
Per la città di Baldur’s Gate, si registra un tragico evento: il bibliotecario cittadino è stato trovato morto sull’uscio della porta del suo ufficio, con la gola brutalmente tagliata e la lingua recisa.
Nessuna traccia di effrazione, la chiave della biblioteca era nella serratura della porta principale sul lato esterno.
Secondo le prime indagini, nulla sembra essere stato rubato, ad eccezione di tre volumi che erano stati consegnati la sera precedente.
A dare l’allarme è stato il suo assistente, attualmente in stato di shock e ricoverato presso l’ospedale di Ilmater, dove è sotto osservazione dopo aver scoperto il corpo.
Il poveraccio non capisce come sia possibile che abbia dimenticato la chiave nella toppa.
Non se ne capacita.
Kralizec · 9/4/2025, 14:20:12
*Dal Diario di Talmos Wilpeg*
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A volte la verità pesa più di un grimorio incatenato.
E oggi mi schiaccia il petto come un golem di ferro.
Redleaf è morto.
Lo hanno trovato con la gola tagliata nel suo studio alla Biblioteca di Baldur’s Gate.
Non nei bassifondi della città, ma nel suo santuario, circondato da pergamene, lampade ad olio e sogni rilegati in pelle.
Doveva uscire, pare, ma è rimasto fino a notte tarda. Aveva appuntamento con qualcuno? Forse con chi l’ha ucciso?
Ed io mi sento responsabile: abbiamo portato i Tre Tomi direttamente a lui, come richiesto.
Bertrand li ha custoditi con cura e io… io ho lodato la nostra efficienza.
Ero sicuro che fosse la cosa giusta.
Ripenso alla ragazzina del porto, Tiffany: forse dodici anni, forse meno.
Sporca , l’accento confuso, ma gli occhi… quegli occhi erano troppo svegli.
Ci cercò qualche sera prima al Canto dell’Elfa, e ci recapitò un messaggio di una certa "Gilda" :
“Quei libri… non riportateli. Se lo farete, verrete ricontattati"
Ed io dopotutto, non le diedi credito.
Che errore. Che errore madornale.
Forse non abbiamo consegnato solo dei tomi.
Forse abbiamo firmato una condanna. Redleaf aveva scoperto qualcosa?
Mi brucia. Non la morte in sé — la morte la conosco, l’ho vista.
Ma la colpa. Quella sì, mi avvelena.
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Lontano da Beregost, la mia casata ed il mio passato, sembrano nomi sbiaditi su un manoscritto antico.
Qui non valgono titoli. Non valgono onorificenze.
Conta il giudizio, la velocità, l’istinto.
Conta chi ti guarda le spalle quando l’incanto finisce e la spada è l’unica risposta.
Ora mi restano solo i miei compagni.
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E poi c’è lei: Carlita Sanshia.
Licenziata dal Trono di Ferro. Una volta addetta alle pubbliche relazioni, ora informatrice, o forse solo una pedina in fuga.
Ha parlato di una malattia — no, una *corruzione* — che trasforma il ferro in poltiglia.
Le miniere di Nashkel l’hanno vista.
Spade che si sfaldano, armature che cedono, metallo che si comporta come burro sotto un sole nero.
Non è naturale. C'è qualcosa di terribile sotto.
La verità è che non mi fido di lei.
Troppo eloquente. Troppo disperata. Eppure... non mente del tutto.
C’è qualcosa, un filo, che connette tutto questo:
I Seguaci di Bhaal, che si muovono come ombre assetate di sangue nei sobborghi. Ne abbiamo visti a Candlekeep. Uno si è tagliato la gola pur di non parlare.
Il Trono di Ferro, che finge di vendere metallo mentre manovra guerre sotterranee. Quanto sanno? Quanto hanno provocato?
La Gilda di Ravenscar, assassini e ladri, infiltrati in ogni locanda e mercato. Hanno interesse nei tomi? O solo nel caos?
E poi… gli Zhentharim. Il loro nome non è mai pronunciato a voce alta. Ma l'ho sentito al Mago Rovente, e forse non sono solo dicerie.
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Non so più chi tirare in causa, né quale sia la verità.
Solo che Redleaf è morto per qualcosa che noi abbiamo rimesso in circolo.
E se c’è un filo che tiene insieme questa tragedia, è un filo rosso. Fatto di sangue. Di avidità. Di silenzio.
E noi ci siamo finiti in mezzo.
Talmos Jochar Wilpeg, mago ambizioso, servo della ragione… e complice di un assassinio.
Ma se ho sbagliato una volta, non lo farò ancora. Qualcuno pagherà per tutto questo.
E quando lo troverò, non sarà un incantesimo a parlargli per primo.
*una profonda amarezza si impossessò così dell'animo del giovane arcanista*
Edited by Kralizec - 10/4/2025, 13:54
Admin Fenice · 11/4/2025, 11:38:40
è quello che taci. Anonimo
Baldur's Gate.
Erano molti anni che non ci tornava.
Quanti anni aveva allora? 20? o forse 25.
"Che importa".
Tuttavia quell'aria di merda di fiume non era cambiata.
Anzi.
Faceva sembrare tutto così putrido: dal fango che in alcuni tratti arrivava alle caviglie fino al marciume sotto le assi di legno.
Solo a Crimmor aveva visto di peggio.
Che letamaio.
"Questa città ti rispecchia Sergej".
Mostra la sua licenza alle porte ed entra.
Ha assolto al suo compito.
Compito poi... quel vecchio bibliotecario gli aveva consigliato di mettere i suoi sentimenti sotto scrittura.
"Ti placherà l'animo"
Così aveva detto.
E lui, da bravo idiota com'era, ci aveva messo solo 15 anni a capirlo e altri 10 per metterli su carta.
Ma ora, 25 anni dopo, 25 anni in cui la Costa era profondamente cambiata tra dei morti e nuovi, eccolo lì, di nuovo a Baldur's Gate.
Un libro sotto braccio.
Un libro da consegnare a quell'uomo che c'aveva visto lungo e che doveva ringraziare.
Tuttavia il fato, come sempre, guida e non va mai a caso.
Gli bastò vedere dei soldati del Pugno fuori quella biblioteca del cazzo per capire che non era arrivato lì per caso.
"Bastardo di un Poeta di Giustizia: mi mandi sempre dove stracazzo vuoi vero?"
Si avvicinò ma già sapeva che quello che avrebbe trovato non gli sarebbe piaciuto.
E sapeva che avrebbe versato altro sangue.
[...]
L'assistente governativo che si occupava della biblioteca si vide questo uomo incazzato lasciargli un libro, gli fece così paura che non osò chiedere dove e perché, del resto i soldati del Pugno lo avevano lasciato passare.
Diceva che era per il povero Redleaf e che così aveva mantenuto una promessa.
Inizio a leggerlo.
Apologia del Dolore
“Mi hai tradito Michelle, io credevo in te. E no, le tue scuse, seppur sincere, non saneranno ciò esisteva e che tu, con le tue azioni hai irrimediabilmente rotto tra di noi.”
“La morte fa parte del ciclo della vita e, seppur inaspettata, essa va accettata poiché i nostri cari vivono e vivranno in eterno nei nostri cuori e ricordi”.
“Perché hai rotto il mio giocattolo preferito? Ti avevo chiesto di prestarci attenzione…”
Tre esempi di una medesima emozione, sentimento o, se volete, sensazione.
Sono solo tre ma ognuno di voi ne potrebbe dire almeno dieci, alcuni anche venti.
La nostra lingua comune, a detta dei saggi, da un nome a tutto ciò: dolore.
Ho avuto modo nella mia vita di pensare al dolore, ogni giorno, da circa dieci anni e per quanto possa aver letto di religione, storia o persino magia non riesco a trovare un connotato univoco a questo malessere che ognuno di noi, prima o poi, conosce.
E’ infatti vero che persino l’uomo più sorridente, felice, stupido o spensierato conosce il dolore: questo, per la mia esperienza, è dovuto alla classica dualità di concetti, come quello di luce/tenebra, dove si conosce qualcosa solo perché è l’assenza dell’altro e vicerversa ma, non è mio interesse approfondire tali concetti prettamente filosofici.
No, io cerco di capire cosa abbiano in comune un dolore fisico, dovuto ad una caduta magari, un dolore mentale, dovuto forse ad una delusione o d’animo, dovuto ad uno stile di vita, abbiano in comune.
Il mio è stato un percorso molto lungo, probabilmente comune a quello di tante persone che arrivano a percepire il dolore come la mano di un amico fedele poggiata alla propria spalla. Un compagno di vita.
Ebbene si, chiunque abbia avuto un dolore così grande da piangere fino a non avere più lacrime, sa bene che ad un certo punto si arriva a una specie di tranquilla malinconia, una sorta di calma, quasi la certezza che non succederà più nulla.
Così è stato per me.
E’ giunta la calma.
L’annichilimento.
Ma è così che volevo vivere? In totale stato di abbandono?
Che senso avrebbe avuto la mia vita di uomo?
Che motivazione avrei potuto dare al mio respiro o al battito del mio cuore?
Nessuna.
Fu in quel momento, in quell’attimo esatto che guardai quella mano poggiata sulla mia spalla.
Quel peso che sentivo addosso e che mi aveva schiacciato fu rivalutato e…perdonato.
Se il dolore è tutto ciò che mi restava dovevo guardare, attraverso di lui, quello che mi veniva offerto, l’opportunità di agire.
Rifletteteci, quando il dolore ci tocca, è sempre semplice dare la colpa a qualcuno o qualcosa.
E’ vero, spesso la colpa è imputabile semplicemente alle nostre stupide azioni ma spesso no.
Non intendo scrivere o discutere di come qualcuno possa capire ed analizzare se stessi, non ne sarei capace e non sarei credibile, tuttavia, partendo dalla causa del nostro dolore è possibile migliorare se stessi.
Agite.
Fate del vostro dolore, della vostra rabbia, della vostra angoscia un motore per la vostra volontà.
Forgiatela e indirizzatela affinché ciò che vi ha ferito non vi ferisca mai più.
Datevi un obbiettivo, una via, uno scopo.
Non è semplice.
Lo so, che tu che soffri e leggi queste mie parole mi dirai: “Vallo a dire a chi soffre malato in un letto”.
Ed hai ragione.
Tuttavia io non scrivo per i santi e non sono un santo.
Queste mie parole non hanno la pretenziosità di valere per tutti, no, valgono per coloro che non sanno di avere la forza di farsi carico di loro stessi e delle loro azioni per andare a distruggere la causa del loro dolore e poter vivere, il resto delle loro vite, con esso.
Come?
Con un concetto così puro ed allo stesso tempo sporco, perverso, fiero, ineluttabile e sacro come la Vendetta.
Il dolore può essere sempre innesco di una Vendetta: esempi di faide, violenze e soprusi vengono fatti sotto questo nome.
Ma no, non è questo il tipo di azione che vi propongo.
Io voglio parlarvi di una vendetta il cui sapore non svanisce con la sua esecuzione e la cui azione è definitiva e segna un punto da cui non scaturisce null’altro se non quella che molti definiscono “Vera Giustizia”.
Badate o voi che soffrite, il dolore che provate è spesso causa di voi stessi e si, una vendetta, intesa come percorso a distruggere ciò che c’è di sbagliato nelle vostre vite è quanto io vi auguro.
La vera Vendetta, quella di cui vi parlo, non è qualcosa di losco, è qualcosa di cui essere fieri.
Non è qualcosa che non può essere detto, anzi, è qualcosa da rendere pubblico e a cui rendere lode.
Colui che invece, si lascerà andare ad una falsa vendetta per dare sfogo al suo dolore incapperà ben presto nella Vera Vendetta di qualcuna delle sue vittime poiché non ha posto un punto fermo.
Attenti quindi miei lettori,
perdonate il dolore, accettatelo come amico, ascoltatelo ma non lasciatevi guidare da lui.
Sergej S.
Ultimo del suo nome.
Macomh · 13/4/2025, 22:08:05
Spoiler
OFFCreata linea temporale della quest: https://drive.google.com/file/d/1BhNns1ntn...iew?usp=sharing
La mappa è stata creata su Draw.io e il link vi rende automaticamente editor per cui fate attenzione a cosa cliccate 😛
Per accederci dovrebbe esserci un pulsante in alto a destra e dovreste loggare con l'account di google.
Siete tutti liberi di arricchirla e aggiungere informazioni anche perchè penso, sicuramente, di essermene dimenticata qualcuna.
Lascio anche qui le "regole" per la compilazione, dateci un occhio prima di aggiungere cose

Marianne Liverto · 16/4/2025, 00:46:35

"15 Tarsakh 1368
Incontrare quel Sergej al porto, in quella sala per combattimenti clandestini, ha portato molto più di quanto avessi mai potuto immaginare.
Non so cosa abbia visto in Kas, ma il fatto che quel bestione gli piaccia ci ha forse procurato un alleato inaspettato.
Come aveva promesso, è venuto a cercarci al Canto dell’Elfa, interessandosi anche ai due mezz’orchi del Pugno Fiammante, e ha chiesto di portare con noi coloro di cui ci fidassimo.
L’abbiamo fatto, e quel che ci ha detto è stato più che interessante, sebbene i suoi modi abbiano preoccupato i presenti. D’altronde, tortura e omicidio come mezzi di coercizione non sono propriamente per tutti i gusti, anche se nel tipo di giustizia che rincorre c’è qualcosa di poetico.
Segue un dio legato alla vendetta, e ne ha una personale da inseguire: Redleaf, il bibliotecario, era un suo amico. E così, tra lo spezzare le dita a un ricettatore e quelle a uno sfruttatore, ha trovato una cellula di assassini di Bhaal da infastidire, nella speranza che un altro suo compagno, nel frattempo, possa recuperare i contratti relativi all’omicidio di Redleaf. Quel che ha chiesto, a molti di noi, è di offrire un diversivo là sotto, e spero — su mia richiesta — che riescano anche a far parlare qualcuno di quei ratti.
Ma non era l’unica cosa, né l’unica richiesta.
Nella sua ricerca della verità sulla morte dell’amico, Sergej si è imbattuto in un’altra faccenda irrisolta: il rapimento delle calishite.
Pare che il giorno in cui le tre erano fuggite, e il Pugno Fiammante ha fatto irruzione dove erano tenute, una nave sia salpata nella notte.
Un vascello con un qualche nome legato a Umberlee, mi pare di aver capito. Una nave che si vocifera portasse carichi di donne rapite verso sud.
E sempre legato alla faccenda pare che un ruolo importante lo abbia avuto un tizio che chiamano "Faina", un belloccio dalla mano lesta, fratello di una qualche sacerdotessa tymorita e avido giocatore. Non solo: pare che sia stato lui a procurare delle giovani ingenue per la tratta.
Il giorno in cui Sergej vuole irrompere e creare il diversivo per permettere al suo amico di recuperare il registro, desidera che si sistemi anche questa faccenda, per paura che l’uomo si dia alla macchia.
Ammetto che non so chi sia, né ho troppo interesse personale nel perseguirlo, ma se questa cosa va fatta per rendere anche l’altra percorribile, me ne occuperò volentieri.
Non so quanto sarei utile nelle fogne, mentre non ho idea di chi, tra noi, sarebbe abbastanza scaltro da avvicinarlo e magari riuscire a metterlo in scacco.
Avrò con me i mezz’orchi del Pugno, Roknar e Dardan, e — se riuscirò — anche Kessie. Non sarà un bordello, ma sono sicura che tra la gente sia meno fuori posto di molti altri.
Con loro, spero, non dovrò rischiare affatto. Per il resto, spero solo di saperlo riconoscere e, magari, se le condizioni saranno giuste, cercherò di metterlo tra le mani dei miei aiutanti.
Sarà strano non avere Kas attorno per questa questione, ma almeno non sembra un lavoro troppo complicato o pericoloso.
In un tempio di Tymora, che potrà mai accadere di terribile?"
Edited by Marianne Liverto - 8/6/2025, 01:23
Marianne Liverto · 17/4/2025, 18:09:08
Spoiler

"17 Tarsakh, 1368
Ed ora, cosa accadrà?
Sergej è entrato nelle nostre vite come un’ascia che sfonda una porta. Non invitato, non cercato, ma certo difficile da ignorare. I suoi modi violenti e al limite non riescono a mettere d’accordo tutti noi — e non solo: è chiaro che il suo sprezzo per la propria incolumità si estende anche a quella dei nostri compagni. Non è diverso da Bertrand, fermo nel voler riportare un libro alla biblioteca a qualunque costo. Ha lo stesso fanatismo, ma invece della carta, quest’uomo distribuisce dolore e vendette.
Non mi sorprende che alcuni, come Joakim e Kessie, non riescano a comprenderlo, che lo vedano come un male non necessario. In fondo, la nostra stessa società non potrebbe funzionare secondo le logiche che muovono quell’uomo. Ma quello stesso linguaggio violento e rassicurante fa sempre presa su chi non sa dove guardare. Non è così che sono nati, allo stesso modo, re e tiranni? Offrendo la forza come soluzione a problemi immediati e di difficile risoluzione.
Mi affascinerebbe molto questa storia, se non fosse per quanto, allo stesso tempo, mi coinvolga. Non sono una sciocca, so cosa potrebbe accadere. So che, comunque vada, nel suo ardere per farla pagare a chi di dovere, Sergej finirebbe per bruciare anche tutti coloro che gli stanno attorno. Non mi sorprende che Kas lo guardi con quegli occhi.
Ma forse dovrei pensare diversamente. Dovrei pensare a coloro a cui, in fondo, tengo. Dovrei ascoltare Kessie e i suoi piani, virare su soluzioni che non mi portino via chi amo. O forse seguire la folle idea di Joakim.
Ma come? Attrarre attenzioni millantando di possedere un carico di ferro, o fingere di avere conoscenza dei libri per far uscire allo scoperto potenziali nemici? Potrebbe funzionare, sì… ma come portare via gli altri compagni dal fascino crudo di una vendetta immediata? Non riesco a vincere queste indecisioni.
Per quanto cerchi di mentire a me stessa, anche io non riesco a non trovare una certa speranza in ciò che Sergej propone — come se temessi che, respingendo quella possibilità, finirei per perderla per sempre.
Forse tutti noi soffriamo quella vecchia fantasia di essere più forti e spietati dei cattivi quando qualcuno ci fa del male… dovremmo davvero rifuggirla?
Come direbbe Kessie, è una gran scocciatura.
Detesto essere tanto filosofica."
Edited by Marianne Liverto - 8/6/2025, 02:10
Admin Fenice · 23/4/2025, 14:59:27
Sala del Consiglio Ducale – Baldur’s Gate, tarda sera
Le torce crepitano lungo le pareti in pietra, proiettando ombre danzanti sui volti tesi dei presenti. Attorno al grande tavolo di quercia si siedono i quattro Granduchi della città: Belt, Liia Jannath, Entar Silvershield ed Eltan, comandante del Pugno Fiammante. Di fronte a loro, i rappresentanti delle tre principali gilde commerciali: la fredda delegata della Lega dei Mercanti, il grasso e sudaticcio portavoce dei Sette Soli, e l’elegante ma evasivo consigliere del Trono di Ferro.
Sulle mappe aperte sul tavolo, intere rotte commerciali sono tracciate con linee rosse: interrotte, pericolose, prosciugate. Rapporti di assalti, armi spezzate, scudi frantumati. L’intera città è sull’orlo della paralisi.
Eltan, visibilmente irritato, stringe i pugni.
«Non possiamo continuare così. Le nostre pattuglie portano lame che si spezzano al primo colpo. Come dovremmo difendere la città, se persino i nostri fabbri non riescono a trovare ferro degno di questo nome?»
Belt scuote la testa.
«E la gente? Le botteghe sono ferme, i contadini non riescono a sostituire gli aratri rotti, i fabbri sono in rivolta. La tensione sale di giorno in giorno.»
Un silenzio greve cala sulla sala. I rappresentanti delle gilde si guardano l’un l’altro, ciascuno sperando che l’altro abbia una risposta. Ma nessuno ha una proposta concreta. Neppure l’uomo del Trono di Ferro – che con mani giunte e volto tirato – ammette di non avere una soluzione immediata. E quando verrà il momento, sarà chiaro che neppure lui era a conoscenza di ciò che stava per accadere.
Poi, un grido rompe il silenzio.
«Lasciatemi entrare! Portate questo messaggio ai Granduchi, ho una soluzione alla Crisi del Ferro!»
Le guardie si voltano, pronte a intervenire, ma una voce autorevole dalla sala — Belt stesso — ordina di lasciar passare l’uomo. Dopo pochi istanti, le porte si aprono con uno scricchiolio imponente.
Entrò Sarevok.
Alto, largo di spalle, i capelli raccolti in una coda corvina, il petto coperto da un’armatura nera lucida. I suoi occhi bruciano di determinazione, e il suo portamento incarna fiducia assoluta.
«Miei signori,» inizia con voce ferma e profonda, chinando appena il capo. «Ho accesso a riserve di ferro incontaminato, custodite e trasportabili. In due settimane, Baldur’s Gate sarà di nuovo armata. Non sarà necessario aspettare che le miniere tornino produttive.»
Liia Jannath socchiude gli occhi. «E per conto di chi parli?»
«Parlo a nome del Trono di Ferro,» risponde Sarevok con calma sicura.
Una reazione imprevista: lo sguardo dell’altro rappresentante del Trono si fa teso, sorpreso.
«Questa proposta... non mi era nota,» dice con voce bassa. «Non mi risulta che vi siano scorte di ferro fuori dai nostri canali ufficiali.»
Eltan si alza, sospettoso.
«E cosa chiedi in cambio, Sarevok?»
L’uomo apre le braccia.
«Nulla. Solo la possibilità di parlare al popolo nella piazza del mercato. Devono sapere che qualcuno si sta muovendo per loro. Che non sono soli.»
Un silenzio teso cala di nuovo. I Granduchi si consultano con sguardi rapidi e gravi. L’uomo è misterioso, forse troppo. Eppure... una città che sprofonda nel panico e nell’insicurezza ha bisogno anche solo di una fiammella di speranza.
Belt annuisce lentamente.
«Avrai la tua possibilità. Due settimane. E un solo discorso alla folla. Ma sappi, Sarevok: se menti, se inganni questa città… sarà la tua testa a pagarne il prezzo.»
Un lieve inchino è la sola risposta di Sarevok, il sorriso appena accennato sulle sue labbra.
Fuori, la notte cala su Baldur’s Gate. Ma la partita è appena iniziata.
Edited by Secretary_WotSC - 23/4/2025, 15:09
Macomh · 24/4/2025, 22:34:13

Era appena rientrata dalla spiaggia.
C’era ancora della sabbia incrostata tra le cuciture degli abiti. Ma non era quello a darle fastidio.
Era la conversazione che lei e Kessie avevano avuto.
O forse sarebbe meglio dire: la scelta che lui aveva fatto, senza di lei.
Kessie aveva parlato a Sergej. Aveva cambiato i piani.
Per paura, per premura, per qualcosa che forse voleva essere protezione. Lo apprezzava, profondamente, per il gesto — perché non tutti scelgono di esporsi per chi tengono vicino.
E Meredith l’aveva visto, in quello slancio, qualcosa di raro: era una cura silenziosa, terribilmente storta nei modi, ma vera.
Ma scegliere per gli altri non è protezione.
E se dici di farlo per affetto, allora dovresti almeno avere il coraggio di includerli nella loro storia.
Aveva coinvolto Joakim e Marianne, gente che con quella questione delle fogne non voleva averci niente a che fare.
Gente che il rischio lo studia, lo pesa e poi lo passa volentieri ad altri.
Non fu una discussione per principio. Fu una questione di rispetto.
Lui aveva deciso, punto.
Per lei e senza lei.
E non era un dettaglio.
Perché Meredith aveva dato la sua parola. Aveva guardato quell’uomo negli occhi.
E mentre gli altri si dileguavano nel comodo, lei ci sarebbe andata, a sporcarsi le mani, nelle fogne.
Non che le importasse avere l’ultima parola — ma almeno una parola, quella sì, avrebbe voluto averla.
Invece le era rimasta in gola, mentre le decisioni passavano di bocca in bocca.
Kessie, alla fine, aveva rimediato a modo suo: si era preso la responsabilità, e aveva scelto di andare anche lui al Trono di Ferro.
E per Meredith quello era qualcosa: un modo un po’ storto per dire “ci tengo”, ma pur sempre un modo.
Il resto, però, dava fastidio.
Le decisioni prese da chi poi non resta ti lasciano con la sensazione che la fiducia sia un enorme problema da gestire.
Entrò in locanda col passo ancora teso.
Si sedette appena, sciolse la cintola e sfilò il falcetto.
Ma quando estrasse la lama, il metallo si piegò come burro.
Si alzò senza dire nulla. Uscì di corsa.
Verso casa. Verso i campi.
L’aratro era lì, accasciato nella terra come un animale ferito.
Il ferro stava morendo. E non solo nel suo campo.
2 giorni dopo.
Il tono nella locanda cambiò appena Kessie e Zahira misero piede dentro.
Zahira li aveva guardati come si guarda chi ha appena infranto qualcosa che non si può ricomporre.
Le parole non erano state urlate, ma facevano male comunque.
"Strumentalizzate qualche altra stolta, in futuro."
Meredith aveva sentito quella frase inchiodarsi tra le scapole. Non perché fosse vera. Ma perché era possibile.
Aveva incrociato lo sguardo di Kessie. Cercava spiegazioni.
"Non ti sto seguendo Zahira..."
...aveva detto, ma era una bugia. Aveva capito benissimo. Qualsiasi cosa fosse successa al Trono aveva messo in moto ingranaggi più grandi di loro.
"Esca che ha scelto lui di fare."
Avevano usato Sergej come moneta, come leva, come strumento per arrivare ad altro.
E anche se lui aveva accettato, anche se l’avevano avvisato —
"Ed era stato avvisato. Di quello che avevamo intenzione di fare. Kas testimone."
— non bastava a renderlo giusto.
Certe cose restano sbagliate anche quando le spieghi.
Dorian era rimasto fastidiosamente impassibile. Lo era sempre.
"È un mezzo per un fine."
"È andata, bene, male, cambia poco."
"Direi per ora di stargli dietro e vedere che succede."
"Ormai è inutile, M."
Quattro frasi, tutte affilate, tutte vuote.
Come se ogni evento potesse essere calcolato, soppesato, ridotto a un’azione corretta o meno.
E forse era proprio questo che la feriva di più:
l’idea che tutto potesse essere ridotto a una formula,
che nessuno si chiedesse se fosse stato giusto,
prima di domandarsi se fosse stato utile.
Kas, almeno, parlava come chi ha conosciuto la fame e la guerra.
Come chi ha dovuto scegliere ogni giorno se combattere o sopravvivere.
Come lei, anche lui aveva scelto il piano iniziale. Quello sporco, quello pericoloso.
Non aveva cercato scorciatoie, solo la strada più pragmatica.
"Noi sa pensa a pelle nostra."
"Io, è giorni tanti, che dico."
E Kessie…
Kessie si era difeso come poteva.
Aveva detto che l’aveva fatto per proteggerli.
"Io ci sono andato per non farvi fare da diversivo. Meglio che sia lui il diversivo, se vuole essere utile."
Ma Meredith non riusciva a chiamarla protezione.
Non se significava decidere chi dovesse rischiare e chi no.
Non se significava chiedere fiducia a un uomo e poi abbandonarla.
Non se, alla fine, quello che restava era il sospetto di aver venduto un uomo.
"Il mio rispetto lo avrà quando gli vedo fare qualcosa di buono e giusto."
Ma Meredith non era sicura che sapesse davvero cosa volesse dire, "giusto".
Sergej aveva ucciso, sì. E avrebbe ucciso ancora.
Ma l’aveva fatto inseguendo un’idea di giustizia che molti non hanno il coraggio nemmeno di guardare in faccia.
Voleva solo vendicare un amico e trovare delle risposte a quell’omicidio.
Fu Dorian alla fine a rompere l’immobilità di quella discussione.
"Direi che vado a cercarlo. Prima sa, meglio è. Qui si perde solo tempo."
E Meredith gli aveva dato ragione.
Lo seguì.
Kas si mosse subito dopo di lei.
Non aveva bisogno di altre parole.
Voleva fare solo quello che sentiva di dover fare.
Andare da Sergej e avvisarlo di quanto accaduto il prima possibile.
Marianne Liverto · 6/5/2025, 15:44:20
Spoiler
Seduta al banco, ancora una volta aveva smesso di parlare.
Le succedeva sempre più spesso. Rideva, parlava, intratteneva conversazioni brillanti, finché qualcuno, attorno a lei, non menzionava la situazione al Gate, e da lì il coinvolgimento della sua terra natia.
Soffriva nel sentire quelle voci di venti di guerra. Proprio ora che finalmente cominciava a camminare con le proprie gambe.
"5 Tarsakh 1368
È pesante vivere nel timore, qualunque cosa io faccia.
Le voci di guerra, le accuse contro l’Amn sono sempre più frequenti, e la gente è sempre più impaziente di fronte al protrarsi di questa crisi. Ho paura che, presto o tardi, l’insofferenza crescerà al punto da rendermi pericoloso anche solo il camminare liberamente per strada.
Certo, ho Kas a proteggermi, ma non voglio che la situazione degeneri. Non so nemmeno se, prima o poi, il Pugno Fiammante inizierà a tener d’occhio gli Amniti in città, temendo spie o sabotatori.
Che razza di fortuna... E maledetta me, per aver parlato anche fin troppo — e con troppo orgoglio — della mia terra natia e della sua cultura. Ormai poco posso fare: la gente che mi conosce e sa da dove vengo è fin troppa.
Spero solo che questo non cominci a crearmi problemi anche con amici e colleghi della Lega dei Mercanti.
Non mi resta che sperare che quel Sarevok riesca davvero a risolvere la situazione. I miei compagni ne vedono solo i lati oscuri, gli interessi nascosti, temono un coinvolgimento più profondo. Eppure, finora, è stato osteggiato, nonostante la sua famiglia sia stata la prima a cercare una cura al problema del ferro. Anche fosse solo per guadagno... che importa?
Non ne posso più di questa situazione. E proprio ora che questa città stava diventando mia, non voglio lasciarla. Non è giusto. Che guadagni pure da questa crisi, purché la risolva. Non mi importa nemmeno cosa stia succedendo dietro le quinte, o della profezia — per quel che mi riguarda. Voglio solo poter vivere libera e al sicuro.
Come se non bastasse, c’è la taglia su Joakim, messa da quei banditi dei Denti Aguzzi. E spero sia solo su di lui, visto che io e Kas li abbiamo già incrociati — e surclassati — due volte. Spero davvero che le nostre azioni non ci abbiano messi contro gli Zhentarim, per i quali pare lavorasse Phil.
Freddi, Artigli Neri, boscaioli... collettivamente conosciuti come i briganti dei Denti Aguzzi. Che siano loro il grosso delle fila di briganti legati alla Rete Nera di cui tanto si vocifera?
E soprattutto: cosa dovremmo fare per non rischiare di essere seguiti e braccati, come è già successo?
Devo assolutamente parlarne con gli altri coinvolti, e magari decidere cosa fare.
Non vorrei essere così coinvolta — non a questo livello, almeno — ma sembra che la mia vita, di questi tempi, sia scritta con l’inchiostro rosso...
Mi manca la mia vecchia e spensierata vita, e spero di poterci tornare presto. Lo so che posso contare su Kas, ma non sono abituata ad essere prigioniera delle circostanze. Questa situazione mi pesa come un macigno."
Edited by Marianne Liverto - 8/6/2025, 01:22
Admin Fenice · 7/5/2025, 18:50:31
Per ordine del Comandante della Guardia e con il consenso del Consiglio dei Maghi, si rende noto a tutta la cittadinanza e ai viandanti di passaggio quanto segue:
RICERCATO PER OMICIDIO E ATTACCO A MANO ARMATA
L’individuo noto con il nome di Sergej è ricercato per il vile assassinio del rispettato Bibliotecario Redleaf, avvenuto in circostanze che evidenziano premeditazione e crudeltà.
Inoltre, Sergej è accusato, in concorso con altri cinque complici, dell’uccisione di tre valorosi membri del Pugno Fiammante, caduti nell’adempimento del loro dovere.
Il suddetto soggetto è da considerarsi armato e estremamente pericoloso.
RICOMPENSE:
50 platini per ogni informazione utile che conduca alla sua individuazione o a quella dei suoi complici.
500 platini a chiunque consegni Sergej, vivo o morto, alle autorità del Pugno Fiammante.
ATTENZIONE: I COMPLICI DI SERGEJ SONO I SEGUENTI:
Un uomo calishita dall’aspetto robusto, forte e muscoloso, privo di discrezione.
Un uomo alto, dal portamento severo, che indossa una pesante armatura completa.
Una donna, identificata come una sacerdotessa, che veste abiti verdi.
Un uomo mingherlino ma di bell’aspetto, abile forse nell’inganno e nella parola.
Un mezzorco inconfondibile per i suoi abiti viola, di comportamento ambiguo.
Chiunque venga colto nell’atto di proteggere, nascondere o aiutare uno qualsiasi dei soggetti suddetti sarà perseguito come complice e sottoposto alla piena giurisdizione del Pugno Fiammante.
Che giustizia sia fatta.
Sottoscritto e affisso in data corrente,
per ordine di Alta Mano Judicar Tharion,
del Pugno Fiammante.
Admin Fenice · 9/5/2025, 12:21:16
Liia Jannath era presente, ovviamente camuffata ed irriconoscibile, in mezzo a quella marea di persone.
Voleva sentire con le sue orecchie e non tramite uno dei suoi agenti.
La sua gente era spaventata.
Spaventata da una Crisi che sembrava non avere soluzione alcuna: lei avrebbe dovuto provvedere a quella soluzione ma neppure i suoi tanti anni di studi riuscivano a far luce su quella strana malattia che colpiva il ferro.
Persino il Vecchio Saggio aveva scosso il capo dietro la sua sfera di cristallo.
Ed ora era lì.
Armi ed armature in ferro vero, protette.
Ed un uomo, oggettivamente bello ed affascinante, preoccupato quanto lei offriva una soluzione.
Quel discorso era l'unico pagamento che aveva voluto per dare alla città 3 tonnellate di ferro e la relativa mistura per proteggerlo.
Un benefattore indubbiamente.
Eppure perché, mentre lo sentiva, percepiva che c'era qualcosa di oscuro e tremendamente sbagliato?
La folla era con lui.
La folla lo seguiva.
Lui aveva una soluzione.
Lui aveva trovato la causa.
Lui aveva indicato il nemico.
Tutto ciò che aveva detto era stato confermato dalla sua rete di spie.
Non c'era niente che non tornasse.
Era forse invidia?
Invidia per il fatto che quell'uomo era riuscito laddove lei e gli altri Granduchi avevano fallito?
Non riusciva a spiegarselo.
Tuttavia, mentre lo ascoltava, mentre sentiva e guardava quegli occhi si ritrovò a incrociarli.
Fu solo un attimo.
Ma quell'attimo le diede un brivido lungo la schiena che non provava da molto, molto tempo.
Marianne Liverto · 9/5/2025, 12:36:27
Le sbarre si chiusero alle sue spalle, e le guardie se ne andarono senza troppe cerimonie, lasciandola sola con un foglio e un calamaio.
Erano nei guai. Joakim si era contraddetto mentre lei parlava, incapace di seguire il filo di ciò che voleva dire, e nel panico si era lasciato andare a confessioni sempre più gravi, che ora li rendevano potenziali complici di un fatto davvero serio.
Ma le lacrime le aveva già versate sulla spiaggia. Ora qualcosa di più urgente la tormentava, ed aveva un nome: Kas.
Non avrebbe mai pensato che la serata potesse finire così male. Soprattutto, non poteva prevedere quale sarebbe stata la sua reazione. Joakim, Zahira e lei avevano forse ancora una minima possibilità di dimostrare la loro innocenza, ma Kas non poteva saperlo, e forse nemmeno gli sarebbe importato.
Poteva solo sperare che ricordasse le sue ultime parole prima che fossero separati. Doveva restare calma. Trovare una via d’uscita. E, con essa, forse, anche la loro libertà.
Prese la carta e si mise a scrivere, incerta su cosa includere o omettere, sapendo che i suoi compagni stavano probabilmente facendo lo stesso. Non poteva far altro che cercare di scrivere quanto più utile possibile, senza compromettere direttamente gli altri.
Cosa sarebbe successo dopo, non poteva saperlo. Fino a quel momento erano stati gentili, almeno per quanto lo consentissero le circostanze. Ma oltre quel limite… non osava immaginare quali orrori potessero attenderla. Cercò di scacciare quel pensiero, e lasciò che la penna scorresse sulla carta.
Il rapporto é attualmente secretato.
Edited by Marianne Liverto - 8/6/2025, 01:21
Kralizec · 10/5/2025, 19:15:55
Sto scappando.
E se state immaginando fughe spettacolari tra le fiamme,
portali che si chiudono all’ultimo e incantesimi lanciati con elegante disperazione... scordatevelo.
Scappo in modo silenzioso, irritato e leggermente spettinato.
È (ovviamente) colpa di Sarevok Anchev.
Quel tipo ha la capacità di entrare nella stanza e far sembrare tutti colpevoli.
E ora, grazie alla colloquio geniale di Zahira e Kessie, è anche convinto che lo siamo davvero.
Il piano, sulla carta, non era male:
far credere al Trono di Ferro che Sergej, il cacciatore di taglie, nostro complice temporaneo, avesse messo le mani sui Tre Tomi
(quelli che probabilmente potrebbero risolvere la malattia del ferro).
Avrebbero dovuto seminare il dubbio in modo sottile.
Un sussurro, un cenno, una mezza frase.
Invece Zahira e Kessie ci sono andati giù con la grazia di un elefante ubriaco in un tempio di Oghma.
Risultato?
Al porto, quella "mattanza accidentale" come l'ha chiamata Dorian con il suo tipico eufemismo da mercenario, ci è costata cara.
Ora c’è una taglia sulla nostre teste.
Essere braccato mi urta i nervi.
Ho provato un paio di classici: illusioni minori, trasmutazioni sul volto, qualche trucco con la luce.
Nulla.
Troppo banale. Troppo Talmos.
Poi, l'illuminazione.
Candlekeep.
Uno scaffale dimenticato. Un libro impolverato con un titolo a metà tra l’umorismo e la follia:
<<donna Barbuta? Scoprilo se è sempre piaciuta>>.
All’epoca ci risi sopra. Ad alta voce.
Ma adesso... beh, quando ti da la caccia mezza città e l’altra mezza vuole venderti per qualche platino,
anche la più ridicola delle pozioni comincia a sembrare un colpo di genio.
La preparazione fu disgustosa.
L’odore sembrava quello di un calzino lasciato in una grotta di trogloditi durante un’estate particolarmente afosa.
Ma funzionò.
I lineamenti rimasero — un tocco di classe, direi — ma la trasformazione fu sufficiente:
una folta chioma, nera come la notte, e una barba ispida, selvatica, mi coprirono il volto.
Addio Talmos Wilpeg, il mago ordinato e pulito per la cucina.
Benvenuto...... nessuno. Ed era perfetto così.
---
Quando ci ritrovammo nel luogo che avevo scelto con Marianne per il nostro gruppo, ad un paio d’ore da Baldur’s Gate,
il sole filtrava tra i rami, e c’era quella strana quiete prima della tempesta.
Dopo il discorso infuocato di Sarevok nella piazza del mercato, il tempo per i piani era finito.
Marianne, era visibilmente agitata. La guerra incombente, le voci di rivolte, il coinvolgimento dell'Amn— l’avevano scossa.
Joakim, invece, sembrava più preoccupato per i tassi d’interesse che per il resto, ma era andato anche lui.
Non essendo coinvolti nel guaio al porto, speravano di trovare Scar vicecomandante del Pugno Fiammante.
L’ultimo forse non completamente compromesso visto che era stato nominato come riferimento dalla buona Duchesse Jannath.
L’ultima carta buona (?).
---
Erano passate tre ore.
E il piano — riunirsi tutti al Braccio Amico — cominciava a puzzare di trappola.
Io… non ero convinto.
Troppo ovvio. Troppo lineare. Troppo chiassoso, come tutto ciò che facciamo quando siamo insieme.
E la verità è che non posso più permettermi di essere prevedibile.
Sarevok pensa in avanti. Anticipa. E se seguo il piano… sto già perdendo.
Così, mentre Marianne e Joakim partivano, mentre Kas borbottava sul non saper cosa menare, mi sono voltato.
Ho recitato la litania dell’Invisibilità.
E puff. Sparito.
Nessun saluto. Nessuna spiegazione.
Forse lo capiranno.
Forse si arrabbieranno.
O forse penseranno che ho fatto la mia solita parte da mago solitario e lunatico. E ci sta.
Ma questa volta è diverso.
Ho un’idea.
Un piano.
E per farlo funzionare, devo sparire.
Per ora.
ar_ra · 11/5/2025, 21:42:05
Ci hanno messi dentro. Mi hanno messa dentro.
Non arrestati, no. Solo... "ospiti forzati con scadenza incerta". Il comandante – o vice comandante che fosse– ha detto con tutta la fredda professionalità possibile qualcosa tipo: “Ora vi metto in cella. Mi scrivete tutto quello che sapete, poi potete uscire.” I miei occhi strabuzzano ancora, ma sono abbastanza pacata da non andare in escandescenza.
Semplice, no? Peccato che non ci sia stato nemmeno un: “Avete diritto a…”, “Siete accusati di…”, “Questo è un interrogatorio formale…”
Niente.
Solo: entra, scrivi, esci.
Joakim e Marianne erano lì per parlare della Crisi del Ferro. Hanno cose da dire, sospetti, pezzi del puzzle. Io? Io ero lì per cercare di appianare piccoli attriti, se qualcuno alza la voce, io la abbasso. Se qualcuno mente, io guardo chi reagisce. E' quel che so fare dopotutto.
O almeno, lo era. Fino ad una contraddizione che è finita in una spirale.
Separati e rinchiusi. Tre celle, tre inchiostri, tre verità isolate. Ma io cosa so di cosi utile? Dannazione.
La cella.
La mia è pulita. Dignitosa, persino. C’è carta, c’è posto per scrivere, e c’è una guardia che sembra una statua troppo lontana per contare. Nessuno urla, nessuno strattona. È tutto molto... decoroso e gentile. Ma non mi piacciono le gabbie eleganti. Odorano di trappola e miele stantio.
Non ho visto nulla di strano. Vero. Ma anche ciò che non si vede può essere utile. Il Pugno Fiammante puzza meno di quanto dovrebbe. Forse sono io, forse è il fiuto che mi ha insegnato, o forse è solo che quando tutto sembra perfetto, c’è quasi sempre un buco sotto i tappeti.
Scriverò qualcosa, certo. Ma non tutto, o quantomeno non avrò una posizione determinante come è giusto che sia.
Perché io lo so che questa è una danza.
E non si muove il primo passo senza sapere chi tiene il ritmo.
Con inchiostro e carta, tuttavia, aleggia l'odore di zolfo nella spirale di fumo, il tiepido respiro dell'inferno che ti bacia il collo come un'amante morboso.
Marianne Liverto · 15/5/2025, 18:13:54

Marianne aprì gli occhi e si girò su quella scomoda branda, vivendo l’ennesimo risveglio di una notte agitata. Sentì qualcosa di diverso: il fruscio della carta. Eppure, i fogli erano ancora ben ordinati davanti a lei, sul pavimento.
Sollevò il capo e osservò. Una pergamena mai vista prima era comparsa ai suoi piedi. La prese con cura e la srotolò, sussultando timorosa non appena ne avvertì il calore.
Recuperata la compostezza, finalmente si mise a leggere, riga dopo riga, le parole impresse sul foglio. L’ansia e la confusione la travolsero: il cuore batteva forte nel petto, e la pergamena che si dissolse nell’aria, lasciando uno strano odore, non contribuì certo a calmarlo.
Ancora la gilda. Ancora un messaggio criptico che non riusciva minimamente a decifrare. Come facevano a sapere di lei? Come potevano averla contattata così in fretta? Possibile che avessero qualcuno infiltrato nel Pugno Fiammante?
Ma soprattutto, da che parte stavano davvero?
“Cerca la via nascosta, e troverai la chiave.”
Quale via? Quale chiave? Era forse lei troppo stupida per capirlo? Guardò il letto, stizzita, serrando le labbra. Il punto era semplice: aveva già sospettato che gli artefici di quella crisi potessero non essere realmente in buoni rapporti con la gilda, né una guerra sembrava un buon affare per un gruppo criminale locale.
Sebbene non riuscisse a capire se fidarsi, sebbene non afferrasse a fondo il senso di quelle parole, le tornò in mente la faccenda del bibliotecario, e ciò che accadde dopo.
Fare la cosa giusta, quella volta, aveva portato solo a un morto in più e a una completa ignoranza sulle vere intenzioni della gilda.
Le gelò il sangue il pensiero che la scelta che stava per compiere avrebbe probabilmente reso i giorni a venire ancora più difficili. Prese il rapporto appena finito e lo distrusse, per poi riscrivere quasi esclusivamente ciò che era stato detto il giorno prima, da lei o da Joakim, davanti a Scar. Nessun riferimento alla gilda, né alle circostanze precise di qualunque accadimento. Solo una scarna ripetizione delle informazioni già raccolte a voce.
Si fece forza. Aveva ancora tempo per cedere e rivelare tutto, ma almeno voleva prima vedere cosa le avrebbe portato quella mossa rischiosa.
Avrebbe saputo soffrire.
O almeno lo sperava.
~~~~~Il giorno dopo~~~~
La cavalcatura magica avanzava indefessamente; la direzione era la locanda-fortezza del Braccio Amico, dove i loro compagni erano diretti.
Era una situazione strana: fino a poche ore prima si trovavano in una cella nella caserma del Pugno Fiammante, temendo di essere arrestati o peggio, ed ora, come nulla fosse, erano liberi e ancora speranzosi di reincontrare i compagni, a cui avevano promesso un'assenza di sole tre ore.
Arrivati alla locanda, Marianne entrò per prima, mentre Zahira e Joakim si occuparono di alcune faccende all’ingresso. Fu uno strano incontro, inaspettato ed emozionante.
Avevano davvero molto di cui parlare.
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Si alzò dal letto cauta, cercando di non svegliarlo, e raggiunse la sacca. Con una certa voglia prese il diario che ormai curava da diverse settimane. Lo guardò un po’ sorpresa e pensierosa, notando le pagine già piene. Bertrand aveva certo vinto, sebbene non le sembrasse che questo le fosse servito a molto: era diventato il suo modo di interiorizzare gli avvenimenti, ripercorrendoli, ripensandoli… comprendendoli nell’atto stesso di doverli scrivere, guardandoli da angolazioni diverse.
“15 Mirtul 1368,
Non scrivo da giorni, e un po’ mi manca. Ma tra viaggio e cella non ne ho avuto la possibilità.
Sono successe diverse cose, alcune terrificanti, altre dolorose. Sembra un’altalena di emozioni che non accenna a fermarsi, ed io non riesco affatto a scendere. Un giorno spero, mi credo forte; l’altro mi sento persa e insignificante di fronte agli enormi eventi che ci si parano davanti.
È dal discorso di Sarevok, e dal timore di quelle voci insofferenti e cattive verso l’Amn e la sua gente, da quel tentativo di alimentare i venti di guerra, che non riesco più a ragionare lucidamente su tutta la situazione.
Come potrei? Dopo che abbiamo deciso di andare verso le maledette miniere nel Bosco Ammantato, ho pensato con Joakim e Zahira di trovare sponda nel Pugno Fiammante, incontrando l’uomo che la duchessa Liia aveva accennato in piazza.
E davanti a Scar, tra una cosa e l’altra, ci siamo contraddetti. Il panico è esploso, e ammissioni pesanti ci sono costate una cella, fino a che non avessimo scritto per filo e per segno che cosa fosse successo. Divisi, ognuno per conto suo, con poche possibilità di organizzarci, la speranza era solo quella di aver pensato le stesse omissioni, perché mentire non sarebbe stato possibile.
E messa l’anima in pace, poi quella maledetta lettera della gilda. Una richiesta di silenzio, per la vera giustizia che avrebbero portato.
E io dovrei crederci?
Ho omesso quasi tutto ciò che avevo deciso di consegnare, scrivendo una versione priva di ogni dettaglio di ciò che era sfuggito, in quella sala, all’attenzione di Scar e del suo sottoposto Roland.
Ero rassegnata: mi sarebbe costato giorni di interrogatori, se non un’accusa. Ed invece… senza cerimonie ci hanno rilasciati.
Perché?
Vogliono arrivare agli altri al posto nostro? La gilda… ci ha aiutati? Pensano forse che siamo più utili fuori?
È una situazione incredibilmente complicata, e non ho una singola certezza… nemmeno su quello che ci aspetterà in quel bosco.
Vorrei convincere gli altri a incontrare Gorion… dalle voci è tornato, e mi chiedo se forse non potremmo finalmente capire qualcosa, grazie alle sue conoscenze su quella profezia.
Purtroppo non credo riuscirò a convincere i miei compagni a dirigerci a Candlekeep prima di procedere verso il bosco, e dividersi non è un’opzione: quel luogo suona troppo pericoloso per non portare ogni singola forza a nostra disposizione in questa ricerca.
Ma ho timore…
Spero tanto vi sia spazio per modificare i piani di qualche giorno.
Almeno ho Kas dalla mia. Pensavo non l’avrei rivisto a lungo.
Finirà. Sperando di non impazzire prima.”
Edited by Marianne Liverto - 8/6/2025, 01:19
Marianne Liverto · 17/5/2025, 23:48:44
Spoiler
Cercava di togliersela dalla testa. La sua sofferenza non era affar suo, la sua gratitudine non doveva distrarla.
Non sarebbe stata debole come alcuni dei suoi compagni, troppo buoni per capire che l’ingiustizia a volte va semplicemente accettata.
Alcune cose non si possono cambiare e, prima lo si capisce, meglio si sta al mondo.
Eppure, non riusciva a dormire. Come un fastidioso spiffero di vento, leggero ma instancabile, l’immagine di tanto in tanto le ritornava in mente, provocandole un leggero ed inevitabile fastidio.
Osservò la luce dell’alba fare capolino all’orizzonte. Molti dormivano, altri non avevano voglia di parlare. Lei, per quanto stanca, era sicura che non sarebbe riuscita a dormire di nuovo, per i pensieri che le venivano in mente.
Prese quindi posto accanto al fuoco e sospirò, cercando nella borsa il suo diario, e armatasi di matita iniziò a scrivere, per passare il tempo.

"17 Mirtul 1368
Detesto questo bosco. Viaggiamo da giorni tra queste liane maledette, circondati da rumori inquietanti, costretti a guardarci le spalle da creature strane e pericolose.
Mi fido dei miei compagni, ma anche con loro al mio fianco — e nonostante il nostro numero — sembra sempre di essere a un passo dalla morte.
O peggio… Abbiamo rischiato persino di perdere la libertà.
Come se non bastassero le difficoltà che abbiamo incontrato nel tentativo di attirare l’attenzione dei druidi della foresta, vicino a un guado ci siamo imbattuti in un gruppo di mezz’ogre. Erano tanti, minacciosi, ma incredibilmente stupidi.
Con loro c’era una creatura che solo dopo ho capito essere una ninfa: bellissima e distante, quasi irreale. Pare che il loro capo potesse resisterle solo grazie all’aiuto di una strega.
Mi dispiaceva per lei, certo. Ma non abbastanza da volerci immischiare.
Peccato che quel bastardo non fosse affatto soddisfatto della sua preda. Ci propose di giocare.
Un gioco idiota, tanto quanto lui: sfide di forza tra i nostri e i loro. Così, da otto che erano, ne mandò due. Dardan e Kas li stesero in un attimo.
Sembrava pronto a mandarne un altro, ma stavolta offrì in cambio la ninfa... proponendo uno scambio con uno di noi.
Meredith. Scelta come fosse merce esposta su un banco.
Non so come, ma in qualche modo Dorian o Dardan riuscirono a convincerlo a combattere in prima persona. Tre contro uno. E accettò.
Che stupido, pensai.
Pregustavo la sua fine. Ma le parole mi morirono in gola.
Ero pronta a bruciarlo, a colpirlo, a punirlo con la mia magia se ce ne fosse stato bisogno.
Ma non ce ne fu.
Uno dopo l’altro, con movimenti rapidi, precisi e brutali, quel mostro abbatté Kas, Dardan e Dorian.
Il cuore mi si fermò. Temevo fossero morti. Le gambe mi si bloccarono.
Fissavo i loro corpi a terra, incapace di muovermi, di pensare. Cosa sarebbe stato di noi?
Non mi ero mai sentita tanto impotente.
Mi ci volle un attimo per rendermi conto che la ninfa, per ragioni sue, si era offerta di non resistere più.
Un gesto che lo distrasse da noi.
Lui la prese in spalla, soddisfatto. La svestì, incurante della nostra presenza. Ormai eravamo invisibili per lui.
Come un bambino che ha appena ottenuto il giocattolo che desiderava da sempre.
Ero grata.
Forse la consapevolezza di non avere scampo spinse quella donna a voler almeno lasciare qualcosa dietro di sé: la salvezza di qualcun altro.
So solo che ho potuto riabbracciare Kas. Abbiamo recuperato i nostri. Nessuno è stato portato via da quella bestia. E questo mi basta.
Abbiamo già troppi problemi per permetterci di pensare al destino di quella creatura.
E in fondo, la sua sorte non sarebbe cambiata — né con la nostra presenza, né senza.
Lo vedo negli occhi dei miei compagni: la tristezza, il dolore.
Spero che sappiano trasformarli in consapevolezza, invece di farsi sopraffare. Perché quei sentimenti, se lasciati liberi, ci porteranno solo alla rovina.
La ninfa è perduta.
È stata una sua scelta.
Dobbiamo dimenticare.
Dobbiamo andare avanti.
O finiremo per unirci anche noi tra coloro che vengono feriti."
Edited by Marianne Liverto - 8/6/2025, 01:25
Macomh · 19/5/2025, 14:13:29


Marianne scrive.
La osservo da lontano, i suoi occhi fissi sulle pagine del diario, la matita che scorre veloce, come se bastasse l’inchiostro per mettere ordine ai pensieri.
Forse è il suo modo di sfogarsi, di tenere a bada tutto ciò che rischia di travolgerla.
Io non ci riesco.
Non ho voglia di parlare né con lei né con nessun altro. Le parole mi sembrano inutili, adesso. Cosa potrei dire? Cosa cambierebbe davvero?
Mi rannicchio più in ombra, lontana dal crepitio rassicurante del fuoco, mentre gli altri dormono o fingono di farlo.
Marianne trova conforto nell’inchiostro.
Io non trovo conforto da nessuna parte.
Le parole di Dorian mi risuonano in testa, fredde ma oneste nel loro modo spietato: «Non lasciarti sopraffare dalle emozioni.»
Ci provo, davvero.
Ma ogni volta che chiudo gli occhi, rivedo quel sorriso.
Il sorriso della ninfa: flebile, composto, quasi dolce. Troppo calmo per chi sa di andare incontro all’inferno.
Una parte di me, e so fin troppo bene quale, vorrebbe alzarsi adesso e seguirla.
Mettersi in marcia, stanare quel mostro o trovare quella strega che ha fatto di lui una bestia ancora più feroce, capace di guardare una ninfa e non inginocchiarsi. Provarci almeno, anche senza speranza.
Ma so come andrebbe a finire.
L’ho visto con i miei occhi: un colpo secco, e Dardan, Kas, perfino Dorian, sono crollati a terra come burattini senza più fili.
Non era un combattimento. Era un’esecuzione annunciata.
Quel mezz’ogre lo sapeva.
E mi aveva già scelta come ricompensa.
Ricordo il tono della sua voce, indifferente come se stesse scegliendo un sacco di farina al mercato.
Rideva, mentre lo diceva. Rideva anche quando i suoi compagni sono caduti, come se fosse tutto un gioco.
Era pronto a combattere ancora, solo per il piacere di caricarsi in spalla una di noi e portarci via.
E poi… poi lei.
La ninfa.
Ha smesso di dimenarsi.
Ha alzato lo sguardo su di noi—su me—e ha deciso. Un gesto lento, consapevole.
Si è offerta.
Ha smesso di lottare non per paura, ma per scelta. Perché noi potessimo andarcene.
Sono ancora qui, libera, salva — solo perché lei non lo è più.
E non riesco a farmene una ragione.
So che non avrei potuto salvarla. So che tornare indietro sarebbe follia, che nessuno mi seguirebbe, che abbiamo una missione più grande: una città che ci aspetta, una crisi da fermare.
Ma sapere cosa è giusto non rende più lieve il peso che mi schiaccia il petto.
E quel sorriso, quel sorriso pieno di resa e dignità, non riesco a cancellarmelo dalla testa...
Bot Dorian · 19/5/2025, 22:47:30
Dorian ne colse il potenziale pericolo subito. Troppa sicurezza nei gesti di quel bestione. Troppo autocontrollo, innaturale per uno come lui.
Avrebbero potuto andarsene. Lasciar perdere. Ma quell’idiota di ogre voleva “giocare”.
Un palcoscenico perfetto per chi non ha cervello. Dardan e Kas fecero il loro dovere, furono rapidi e puliti. Due mezz’ogre stesi come sacchi di farina.
Voleva continuare, un suo campione contro uno del nostro gruppo.
Credevo volesse stancarci, uno ad uno, per poi finirci, stavo sopravvalutando il suo intelletto e sottovalutando la sua forza.
Il problema fu l’offerta successiva.
Uno scambio.
La ninfa per una donna del nostro gruppo.
Quasi all'unisono il mezzogre scelse e lui chiedette di Meredith.
Chi delle altre sarebbe durato più di un secondo con quel tale?
Chi avrebbe avuto la possibilità di salvarsi se non lei? Era ingenua, ma non abbastanza da arrendersi.
Dorian vide lo sguardo della ragazza farsi di pietra.
Non si muoveva, ma dentro di lei qualcosa si stava spezzando.
E fu allora che il mezzogre parlò di nuovo. Voleva un tre contro uno. Una sfida diretta. A lui.
Dorian capì troppo tardi di quanto avrebbe dovuto. Non era una provocazione, era un invito. Un gioco crudele dove lui dettava le regole. Accettarono comunque. Non c'erano alternative migliori.
Il mostro sorrise. E poi cominciò la mattanza.
Kas cadde per primo, colpito come da un ariete. Dardan resistette appena più a lungo. Dorian sentì il colpo prima ancora di rendersene conto. Tutto si spense in un istante.
Quando riaprì gli occhi – o forse li aveva sempre tenuti aperti – era a terra. Il corpo non rispondeva. Le gambe erano piombo, la vista annebbiata. Vide solo la ninfa. Fiera, immobile, poi stranamente docile. Si offrì, si lasciò prendere. Il mostro sorrise. La sollevò come un trofeo, iniziò a spogliarla senza nemmeno guardarli più.
Era finita.
Non per lui.
Non ancora.
Ma Dorian sentì quella scena imprimersi nella memoria con l’inchiostro della vergogna.
Non aveva perso solo un duello.
Aveva perso il controllo.
Aveva offerto la vita di qualcun altro, sicuro di poterla garantire, ma incapace di portare a termine il compito.
E giurò a se stesso che non sarebbe accaduto di nuovo.
Kralizec · 21/5/2025, 22:41:45
~|...intanto, al Gate..|~
Mi sono appostato per giorni – tre, ma sembravano trenta – alla fontana della Piazza del Gate.
Un posto vivo, caotico, pieno di mercanti: perfetto, mi dicevo.
Il Trono di Ferro e la sua sede imponente a poca distanza.
Ogni tanto vi entrano quegli strani individui in armatura ferrosa, lucidata con quella... roba oleosa.
Io, ovviamente, ero ancora sotto mentite spoglie:
aria da viandante, stivali impolverati, mantello sdrucito, un bastone più simile ad un ramo di un albero che ad un'arma.
Non proprio l’incarnazione della minaccia arcana, ma perfetto per non dare nell’occhio.
L'idea era semplice -quasi elegante.
Avvistare uno degli sgherri "oleati" di Sarevok, seguirlo, aspettare che si isolasse (magari per un bisogno impellente della vescica),
e -bam!- un incantesimo di Charme.
Chiacchierata cordiale, un po’ di verità estorte con educazione, magari anche qualche campione di quel ferro oleoso.
Poi via, come un’ombra nella notte (una grossa ombra un po’ goffa, ma invisibile, quindi dettagli).
Al terzo giorno, finalmente, eccolo: uno di loro.
Era alto, armatura che faceva "clang" a ogni passo.
Andava a passo deciso verso il cancello sud.
Non pareva avere fretta.
Ottimo.
Peccato che io non sia "esattamente" una volpe del pedinamento.
Diciamo che la mia furtività ricorda più quella di una pentola che cade dalle scale.
Ogni volta che mi abbassavo per sembrare furtivo, sbattevo la fronte su un qualcosa
o inciampavo nella mia stessa tunica per l'ansia.
Lo seguivo, sì, ma probabilmente non nel migliore dei modi.
Quando il tizio si voltò bruscamente, capii che aveva fiutato qualcosa.
La sua armatura scricchiolò come una forchetta su una padella.
Poi corse e la direzione la conoscevo: fogne.
Non avevo tempo per rimpianti.
Mi occultai con Invisibilità, lanciato al volo, e mi gettai all’inseguimento, scivolando dentro quel fetido dedalo sotterraneo.
L'odore era quello tipico delle fogne: un insulto alla dignità.
Eppure, seguivo.
Il rumore di passi si fece sempre più flebile, poi sparì.
Silenzio. Tomba.
O, peggio, trappola.
Ma io, io ho un dono: osservo.
Il fango, apparentemente anonimo, parlava.
Tracce fresche, calco profondo.
Una sagoma pesante.
Il nostro amico era lì, e procedeva anch’egli occultato.
Gatto e topo invisibili in una latrina senza fine.
Fu allora che lo vidi.
O meglio: lo riconobbi.
Era quel simbolo:
Un teschio stilizzato con uno strano ghigno, contornato da gocce, come lacrime o, più probabilmente, sangue.
Tracciato con dita sporche, forse con del fango, o qualcosa che preferisco non analizzare troppo.
Era lì, a segnare un percorso nascosto: Il simbolo di Bhaal.
Il gelo mi prese lo stomaco.
Non da freddo: da intuizione.
Come quando realizzi che una lievitazione sta crollando e non puoi fare nulla.
Lo schema del percorso, la simbologia, la discrezione con cui si muoveva quell’uomo.
Non era un semplice corridoio.
Era un accesso: un covo.
Dovevo uscire.
Dovevo prendere fiato, lavarmi le mani e scrivere tutto.
Sergej aveva ragione: c’era un covo.
Non era più solo un sospetto.
Era lì ed ora sapevo dove.
Questa era una conferma: Sarevok, il filantropico, l’Eroe da palco, il sorriso affilato ed il discorso da applausi,
se non era già un devoto del Signore dell’Omicidio, era già comunque sulla buona strada.
Risalendo dalle fogne, mi sentii sollevato, ma allo stesso tempo consapevole di esser stato ad un passo dall'esser trucidato da un branco di folli assassini.
"Devo assolutamente parlare con qualcuno dei miei compagni, e devo farlo in fretta".
Con la turbolenza nel cuore e la flemma nel passo, tornai in città.
Marianne Liverto · 22/5/2025, 17:25:43
“Troverai l'uomo più squallido e miserevole ai tuoi occhi nella città dove vivi,
qualcuno che pensi meriti la morte e non la vita.
Lo ingannerai, dovrà venire qui, sapendo che lo porterai a morte certa.
E poi, nel bosco, lo ucciderai.
Non dovrà aiutarti nessuno.”
Era folle, sadica. Di un'antipatia unica. Aveva deciso per lei che fosse una preda, e questo non le piaceva. Avrebbe tanto voluto vederla soffrire.
Questo pensava Marianne mentre ascoltava la richiesta per ottenere l’informazione data.
Dardan aveva lasciato intuire che non avrebbe portato a termine il conto. Troppo arduo.
A Dorian era stata invece richiesta una testa importante, per la locazione delle miniere.
Lo avrebbe aiutato nel compito, e poi avrebbe semplicemente lasciato perdere la richiesta.
Annuì distrattamente, come a dire di aver compreso.
“Sono circa cinquanta.”
Si impietrì. Quella risposta suggellava un patto che non si era resa nemmeno conto di aver appena sottoscritto. E quella donna non avrebbe certo ascoltato scuse o proteste.
Il danno era ormai fatto.
Iniziò a provare un senso di panico, aveva appena commesso una leggerezza, e non se n’era accorta prima. Proprio lei, che si vantava della propria scaltrezza e intelligenza, aveva ceduto a quella folle richiesta per un errore banale.
Non aveva capito che quella transazione, come quella di Dorian, sarebbe stata esaudita in cambio di una promessa. Non la promessa, e poi la richiesta.
Sentiva tra le dita il sangue e le foglie, e si chiese se appartenesse a qualche altra sciocca sbadata. Non solo: aveva accettato qualcosa di tanto sordido proprio all’attenzione degli sguardi e delle orecchie dei suoi nuovi amici.
Arretrò al suo posto, nervosa e sconvolta. Cercò di calmarsi e di mantenere quel tono dignitoso che si era imposta, ma le riusciva difficile"
“22 Mirtul 1368,
Stupido bosco, stupidi alberi parlanti, stupidi druidi!
Li odio, li odio tutti!
Ho accettato quella stupida richiesta senza nemmeno rendermene conto, e sì che ho posto quella domanda solo per non essere da meno di tutti gli altri.
Ed ora devo cercare qualcuno a ore di strada da qui, da portare in questo bosco ed ucciderlo, per non avere addosso l’ira di quella donna orribile.
Non che sia la prima volta, non che non esistano persone meritevoli, ma si rende conto di quello che mi ha chiesto? E per cosa? Per quella risposta che magari nemmeno ci servirà.
E se non lo facessi? Mi chiedo cosa accadrebbe.
D’altra parte, non ho idea di come questa questione verrà presa dai miei amici… Dovevo stare più attenta.
Dovrò inventarmi qualcosa o imparare a vivere col timore di poter essere seguita, sempre che riusciamo a tornare da questo bosco orribile sani e salvi, visto quel che abbiamo già visto. Quelle miniere potrebbero essere semplicemente la fine di questo viaggio.
Dannazione.
Non sarei mai dovuta finire qui.”
Edited by Marianne Liverto - 8/6/2025, 01:26
Admin Fenice · 24/5/2025, 13:03:00
"Porca troia"
Questo pensava il contabile mentre, usando le diverse pozioni di invisibilità si dava alla macchia in quei boschi di merda.
Aveva fatto proprio come Semaj gli aveva detto.
- Tieni un cavallo nascosto per ogni evenienza -
Dannato, aveva avuto ragione ed ora, sotto quella pioggia scrosciante, seguiva quel sentiero pregando Cyric fosse l'ultima volta.
Aveva seguito quel mezzo pazzo per le quantità spropositate di soldi tuttavia chi lo sa se il gioco valeva la candela.
Del resto a lui piacevano i soldi ma qui la gente era un po' troppo fanatica anche per lui.
[...]
Alcuni giorni dopo, Baldur's Gate.
Un uomo quasi alto due metri, ben vestito, lo ascolta.
"...e questo è tutto lord Sarevok, ho anche riportato il registro, non troveranno nulla."
Sarevok annuì con un sorriso compiaciuto.
Quella "disfatta" gli aveva causato solo una lieve sensazione di fastidio dietro la nuca.
Sensazione che però, subito se ne era andata seguita da una nuova idea.
Mancava solo una cosa da fare ma aveva la soluzione proprio davanti agli occhi.
"Ben fatto contabile...sei stato molto in gamba..."
Sarevok si alzo dal tavolo e, andando dietro le spalle del contabile gli posò una mano sulla testa.
Il piccolo contabile, dal solo sguardo, capì che la sua vita era finita.
"La prego Lord Sarevok... non dirò nulla a nessuno...io..."
Sarevok continua a carezzare quegli umidi e sporchi capelli.
Nella sua mente si chiedeva come fosse la sensazione di un cervello stretto nella sua mano.
Aveva spesso questi pensieri intrusivi, forse era dovuto al suo retaggio.
Erano più che semplici pensieri, era come se li vivesse in anticipo quasi...fisicamente.
"Tranquillo mio buon amico...dimmi... sei venuto subito qui o ti sei fermato con qualcuno?"
Il piccolo contabile, sapeva che se avesse detto la verità, ovvero che era corso subito lì sarebbe morto.
Gli uscì però, per la paura, male, molto male.
""Io...ho parlato con...delle...guardie...e...con..."
Sarevok sorrise mentre iniziava a stringere.
"Un uomo col terrore negli occhi non riuscirà mai a mentire bene, lo sai questo? Ma apprezzo che tu ci abbia provato"
Il contabile non fece in tempo a rispondere.
Sarevok si gustò tutto: l'iniziale scricchiolio, la forza maggiore che la sua mano dovette esercitare, l'improvviso cedimento e sensazione di liquido e cervella tra le sue dita e, persino, la viscosità della sua mano quando la tolse dal cranio frantumato del contabile.
Tutto stava andando meglio di quanto previsto.
Ora doveva solo andare di corsa al palazzo Ducale.
Admin Fenice · 27/5/2025, 17:17:11
Scar avanzava a passo deciso verso l’ufficio del Sergente Loviario, la mascella serrata. Camminava accanto a Theron Malrik, il suo sottoposto più fidato. Nessuno dei due parlava.
I rapporti erano troppi, da fonti diverse, ma con troppi punti in comune per essere ignorati: urla nel buio, carichi fuori registro, reclute in stato confusionale. Anche Malrik aveva ricevuto una segnalazione identica a quella della recluta Dardan: “occhi nel buio”, tremori, vuoti di memoria. Troppa coincidenza.
Eppure… Scar non riusciva a non pensare a Loviario. Un ottimo sergente. Sempre preciso. Sempre presente. Mai un passo falso.
E proprio per questo, il sospetto era ancora più inquietante.
Si fermò davanti alla porta. Bussò due volte. Secco.
<color=#003366>«Entra.»</color=#003366>
La voce di Loviario era calma. Troppo calma.
L’ufficio era immerso nella penombra. Loviario era alla scrivania, la schiena dritta, le mani intrecciate. Un sorriso sottile sul volto.
«Mi dici cos’è successo al porto, Loviario?» esordì Scar, saltando i convenevoli. «I rapporti si stanno accumulando. Tutti parlano di ombre, carichi strani, e gente che sviene a vederli. E tu non hai visto niente?»
Loviario guardò entrambi, poi sospirò.
<color=#003366>«Capisco il sospetto. E non vi biasimo. Ma la situazione è più complessa di quanto sembri.»</color=#003366>
Si alzò, con movimenti fluidi, e indicò una porta laterale.
<color=#003366>«Abbiamo trovato un uomo. Lo tengo chiuso nel magazzino. Se davvero volete capire, dovete vederlo coi vostri occhi.»</color=#003366>
Scar scambiò un’occhiata con Malrik. Il sottoposto annuì.
«Mostraci.»
Il magazzino era silenzioso, troppo. L’aria odorava di legno vecchio e umidità, ma c’era anche un’altra nota—metallica, pungente.
Loviario li condusse lungo un corridoio secondario.
<color=#003366>«È qui. Non fatevi ingannare dal suo aspetto.»</color=#003366>
Si fermarono davanti a una cella. Dietro le sbarre, rannicchiato, c’era un uomo in uniforme.
Scar sgranò gli occhi.
«Che cazzo significa?» sibilò, afferrando l’elsa della spada.
La figura sollevò appena il capo. Era sporco, tumefatto, ma la somiglianza era inquietante.
La voce, roca, ma inconfondibile:
<color=#556b2f>«Non sono io il mostro…»</color=#556b2f>
Scar si voltò verso il Loviario che li aveva condotti lì.
«Spiegami subito cos’è questa farsa.»
Loviario sollevò le mani.
<color=#003366>«L’abbiamo catturato ieri notte. Dice di essere me. Conosce dettagli che non dovrebbe. Non ho avuto scelta.»</color=#003366>
Oppure tu non sei quello vero…
Scar ringhiò.
Malrik fece un mezzo passo indietro, la mano vicino alla balestra. Ma Loviario si mosse prima.
Un sibilo improvviso. Un click. Una valvola nascosta, forse.
L’aria cambiò.
Scar avvertì subito la differenza. Un calore pungente nei polmoni, un gelo alle estremità. Cercò di muoversi, ma le gambe rispondevano a fatica.
«Che diavolo—» mormorò Malrik, barcollando.
Loviario—o ciò che portava la sua pelle—si voltò verso di loro. La carne iniziò a creparsi, a disfarsi come cera liquida. Le ossa si piegarono, si allungarono. Apparve una figura esile, occhi vitrei e una bocca colma di aghi.
<color=#8b0000>«Vi ringrazio per la fiducia,»</color=#8b0000> sussurrò, avanzando con grazia innaturale.
<color=#8b0000>«Due maschere per il prezzo di una.»</color=#8b0000>
Malrik cercò di alzare l’arma, ma cadde in ginocchio, tossendo.
Scar tentò un fendente, ma il braccio era pesante, rallentato.
Il doppelgänger si chinò su di lui, il volto deformato da un sorriso impossibile.
<color=#8b0000>«Tu mi hai portato qui. E ora… ti userò per tornare da loro.»</color=#8b0000>
Scar sentì la lama alla gola, fredda come il ghiaccio nelle vene.
Poi, solo buio.
Pochi minuti dopo, Scar uscì dal magazzino.
Due soldati lo salutarono.
«Tutto a posto, vicecomandante?»
<color=#003366>«Sì, sì,»</color=#003366> rispose il falso Scar, con tono pacato.
<color=#003366>«Dite ai ragazzi che ho ricevuto un messaggio da un inviato Amnita. Spero davvero che, stavolta, si faccia la pace.»</color=#003366>

Marianne Liverto · 6/6/2025, 17:09:01

"6 Kythorn 1368
Sono giorni ormai che le tensioni tra Gate e Amn continuano a crescere.
Esco di rado, e lavoro ancora meno. Cerco di adottare un accento neutro e indosso abiti terribilmente anonimi per passare inosservata — ma mi pesa.
Vorrei tornare al tempo in cui potevo camminare liberamente per le vie della città, senza il timore d’essere cacciata o infastidita, cercando di brillare come mi è stato insegnato fin da bambina.
Non sono abituata a nascondermi, a confondermi con lo sfondo. Lo detesto con tutta me stessa.
Ma cos’altro potrei fare? Il Duca Eltan è morto, e Sarevok, quel bastardo, ha già in pugno il Pugno Fiammante, e presto siederà anche sullo scranno che fu del Granduca.
Mi domando se i replicanti al suo servizio siano coinvolti nella morte del Duca, ma come potrei anche solo sperare di provarlo?
Mi rincuora sapere che non tutti approvano ciò che sta accadendo, ma l’aria è tesa, pesante. Ho l’impressione che, a meno di un miracolo, la guerra sia già scritta.
Che rabbia. Abbiamo il quadro completo, ma ci mancano le prove. E non so quanto tempo ci resti prima che gli eserciti si scontrino. Se non riusciremo presto a dare fondamento alle nostre scoperte — o se qualcun altro non lo farà al posto nostro — resterò qui a mio rischio e pericolo. Forse troppo pericolo.
Kas ha promesso di proteggermi, ma fino a che punto posso permettermi di rischiare?
Se le cose continueranno così, arriverà il momento in cui mi converrà partire con lui verso Nashkel, e sperare di essere al sicuro, a meno che la mia magia innata non mi tradisca e gli Incappucciati non decidano di farmi sparire.
Le alternative rimaste sono poche, e il tempo stringe. Quei tre che mi hanno parlato al Braccio Amico… o il covo che Talmos ha scoperto…
Le opzioni si riducono.
Ho paura."
Edited by Marianne Liverto - 8/6/2025, 01:27
Admin Fenice · 11/6/2025, 11:53:54
Li abbiamo visti poco oltre un tornante, a non più di duecento passi. Dieci uomini, forse dodici. Uno stendardo giallo e verde, con la mezzaluna di Amn. Si erano accampati male, senza fuochi — ma i cavalli erano sellati. Anche loro ci cercavano.
Il sergente Darmin ha alzato il braccio e ci siamo sparsi. Il cuore mi martellava nel petto, e mi sono detto che era per la corsa, per l’adrenalina. Ma era paura. Una paura fredda e rotonda, che ti si ferma nello stomaco.
Abbiamo urlato. Loro hanno risposto. E poi è stato solo sangue.
Mi sono trovato addosso a un bastardo con la faccia piena di cicatrici, e negli occhi quel vuoto che ti dice che ha già ucciso, e che lo rifarà. Ci siamo presi a colpi come cani, ma lui era più veloce. La sua spada mi ha inciso il fianco, e ho sentito la carne aprirsi come un frutto marcio. Ho affondato la lama nella sua spalla mentre mi crollava addosso, urlando qualcosa che non ho capito. Forse il nome di sua madre. Forse il mio.
Attorno, era solo caos. Il suono del ferro che morde, i gemiti strozzati, il ringhiare dei vivi e l’agonia dei morenti. Il sergente è caduto con la gola squarciata. Halden ha preso una freccia nell’occhio mentre cercava di scappare. Toma... Toma piangeva, rannicchiato tra i cespugli, fino a che qualcuno gli ha messo una lancia nel petto.
Ho continuato a colpire, anche quando la mano mi tremava. Anche quando l’aria sapeva di rame e merda. La paura non se n’è mai andata. Mi serrava la gola, mi faceva vomitare dietro un masso mentre il sangue mi scivolava sulla coscia.
Quando tutto è finito, ne rimanevamo due. Io, inginocchiato nel fango e nella merda, e un amniano con un braccio maciullato che mi guardava da lontano, tremando come un cane bastonato. Forse anch’io avevo lo stesso sguardo. Lui ha lasciato cadere la spada. Io l’ho lasciato andare.
Perché? Perché non avevo più forze. Perché avevo paura che, se lo avessi ucciso, avrei vomitato anche l’anima.
Ora la notte scende, e i corvi si radunano. Il puzzo di carne tagliata è dolciastro. I miei compagni giacciono sparsi tra le rocce, con gli occhi aperti verso le stelle che non vedranno mai più.
Che gli dèi abbiano pietà di noi tutti. Se esistono ancora.
Admin Fenice · 19/6/2025, 16:04:53
Nel cuore di una sala silenziosa, dove le torce sputano fuoco bluastro e le ombre danzano come servitori fedeli, Sarevok contempla il vuoto.
"Hanno colpito prima del tempo.
Come corvi affamati, gli avventurieri si sono abbattuti sul mio nido, distruggendo ciò che i mortali avrebbero chiamato il cuore pulsante del mio potere.
Sciocchi. Illusi.
Non comprendono che io sono il cuore.
Che finché respiro, il mio disegno continua a intrecciarsi, oscuro e sublime.
Eltan giace morto.
I tre Granduchi superstiti non vedranno l’alba del nuovo ordine: i doppelganger si muovono già nelle loro ombre, pronti a sostituirli, a parlare con le loro voci, a cospirare con i loro volti.
Nulla si è fermato. Nulla si fermerà.
L’incoronazione verrà.
E con essa, la consacrazione del mio destino.
Io non sono un uomo.
Io sono l’erede della Morte.
Io sono il Figlio del Dio Assassino.
Io sarò il nuovo Bhaal.
E presto, Baldur’s Gate striscerà al mio cospetto."
Kralizec · 30/6/2025, 14:25:40
Una missiva giunge presso l'Accademia Arcana di Silverymoon:
~~~~~~~~~
Stimato Maestro Alexander von Nushar,
Spero che questa missiva vi trovi in buona salute, lassù nella Gemma del Nord.
So che è trascorso un bel po' di tempo dalla mia ultima lettera, ma, ahimè,
forze maggiori hanno reso persino il semplice raccogliere i pensieri un'impresa non da poco.
Non so se la notizia sia giunta fino a Silverymoon, ma qui a Baldur's Gate siamo stati travolti da una piaga terribile:
il ferro ha iniziato a disfarsi, corrotto da una malattia misteriosa.
Ebbene, in qualche modo del tutto inaspettato, mi sono ritrovato invischiato in questa faccenda,
con un gruppo di avventurieri incontrati qui in città, in un modo che quasi non saprei nemmeno spiegarvi.
E' quasi incredibile come siamo persino giunti ad un passo dal dipanare l'intera matassa.
Ricordo ancora con chiarezza i vostri insegnamenti, Maestro, e i preziosi consigli ricevuti.
Avevate ragione, eccome!
Il dovermi arrangiare in situazioni difficili ha davvero innescato nella mia mente un gioco affascinante di concatenazioni, una vera danza di pensieri.
E la vostra intuizione riguardo alla mia "mente culinaria" si è rivelata ancora una volta geniale:
la mia tendenza a scomporre il generale in elementi basilari, come si fa con una ricetta,
è stata a dir poco essenziale nel risolvere alcune situazioni piuttosto delicate, dove, lo ammetto, ho rischiato davvero la vita.
Vi scrivo anche con una certa soddisfazione per farvi sapere che ho finalmente decifrato e compreso appieno quella pergamena che mi lasciaste.
È stata una fatica non indifferente, ma sono finalmente riuscito ad accedere al Quarto Circolo Arcano!
E, a proposito di intuizioni, devo darvi ulteriore merito per quella faccenda delle affinità elementali.
La sperimentazione con le invocazioni del fuoco, o forse è stata quell'immaginazione che vaga nella "cottura" delle pietanze,
mi ha spinto in una sorprendente vicinanza all'uso delle fiamme.
Un'altra cosa che avevate già previsto!
Se, insieme ai miei compagni, riusciremo a risolvere questa maledetta faccenda del ferro, spero vivamente di potervi incontrare di nuovo a Beregost.
Lì, spero, potrò ancora ammirare una nuova Alba.
Con la più profonda deferenza,
Il vostro Allievo,
Talmos J. Wilpeg.
~~~~~~~~~
Con il cuore colmo di pensieri, Talmos osservava fuori la locanda alcune gocce delle prime piogge estive, rigirando fra le mani un'ampolla con uno strano liquido giallognolo galleggiante.
Il confronto con Sarevok e le sue truppe ed i suoi temibili Doppelganger, era ormai vicino.
Edited by Kralizec - 3/7/2025, 13:57
Admin Sleep · 15/3/2026, 17:07:41
Aprì gli occhi e gli parve di essere rinato. Non era la stessa sensazione di un risveglio mattiniero: era qualcosa di più profondo e viscerale. Volse il capo e la vide.
«Mourene… Che è successo?»
«Sei tornato tra noi, Eltan.»
Lei era la stessa. Aveva quel suo sguardo sicuro, eppure la conosceva abbastanza bene da sapere dei pianti e delle notti insonni che aveva passato.
«Scar?» chiese.
«Anche lui. Ora riposa» rispose la donna. «Prenditi il tuo tempo, sei mancato da un po’.»
«La città?» chiese con una punta di preoccupazione.
«È al sicuro. Ma hai tempo… ora non sforzarti.»
Lo guardò quasi ammonendolo.
Eltan, il più potente tra i duchi, sbuffò leggermente e chiuse gli occhi, ascoltando la sua maga. Ma non riposò a lungo.
La città era ancora in una situazione difficile, ma il ferro era stato riportato alla normalità.
Dall’Amn sembravano aver compreso la situazione, ma non senza una certa irritazione. La mancanza di polso di certi duchi durante la gestione dell’affare Sarevok era costata molte perle, e molti mercanti guardavano con ostilità il Gate a causa del periodo passato e del bando da quello che era il crocevia per il nord e la Sembia.
Il cammino di Uldoon ed Elturel era stato, in parte, una buona tratta alternativa verso est, ma tanto costosa e insicura da rosicchiare dolorosamente i margini dei commerci.
I Sei non riuscivano a capacitarsi di come la situazione fosse dovuta essere risolta da eroi e avventurieri, e non dalle autorità.
Ironicamente, a Eltan , devoto di Tempus e uomo d’azione , sarebbe toccato agire a lungo sul piano diplomatico con l’Amn, per riallacciare i rapporti e fare in modo che la vita riprendesse come prima. Le selvagge Terre Centrali erano già abbastanza letali e pericolose senza il bisogno di iniziare una guerra con una forte potenza straniera. Ed era già un miracolo che l’Amn non avesse solleticato l’idea di una rapida guerra d’annessione, vista la grossa debolezza in cui versava la più importante città della regione.
Come se non bastasse, le città straniere erano ancora diffidenti verso i prodotti balduraniani. In particolare il Calimshan, dove si rischiava di perdere le commesse navali per i grandi e rinomati cantieri della città. Tuttavia, grazie all’aiuto di certi agenti e di alcune realtà cittadine, pareva che quel problema fosse almeno stato contenuto.
Sarebbero stati periodi difficili: tra una potenza da ricostruire, una fiducia da riconquistare e le voci di altre progenie di Bhaal ancora libere per Faerûn.
Ma il peggio sembrava passato.
E, nella difficoltà, almeno una nota positiva rimaneva: una nuova generazione di eroi era nata tra quelle mura.
Forse, un giorno, avrebbero portato nuova gloria a Baldur’s Gate.
Edited by Admin Sleep - 20/4/2026, 16:13

