Racconti dal Faerun
Un Vagabondo che vuole vivere felice
Renekton90 · 18/4/2025, 03:29:41
Tutti intorno a me non fanno che parlare e lodare questo Sergej. Ma che cosa vedono in lui? Non è altro che un fanatico, un folle che uccide e tortura in nome dei suoi presunti ideali o, peggio ancora, della sua fede. Non si rendono conto che non è diverso dai Bhaaliti che abbiamo incontrato nel bosco: stessi orrori, stessa brama di sangue.
In realtà, poco mi importa di lui. Se vuole rischiare la vita per una vendetta tanto cieca, lasciatelo fare. Sono più che sicuro che le sue azioni non porteranno a nulla di buono. La gilda continuerà a regnare nella malavita di Baldur’s Gate, chi trama dietro la misteriosa “malattia del ferro” proseguirà indisturbato, e gli schifosi Bhaaliti non cesseranno mai i loro sacrifici umani, nemmeno dopo la morte del loro dio, Figuriamoci se verranno fermati da un perfetto sconosciuto armato di fede e rancore.
Ma ciò che più mi fa ribollire il sangue è il modo in cui Sergej vuole usare le persone a cui mi sono affezionato come semplici pedine per la sua gloria personale o come diversivi sacri al suo culto. Non posso sopportarlo, MAI.
*Kessie serra il pugno, le nocche bianche per la rabbia.*
Ormai non riesco più a convincere i miei compagni a ragionare: sono quasi tutti ammaliati dalle sue parole. Credono che basti agire in fretta per risolvere la situazione, come se una notte di violenza potesse cancellare mesi di intrighi e sangue. Davvero pensano che questo sia il modo di risolvere le cose?
Mi resta ormai un’ultima opzione, l’unica che possa tenerli almeno al sicuro per qualche giorno. E confesso, per la prima volta, che ho paura. Non temo il freddo acciaio di un coltello tra le costole, né la lama che si conficca nella schiena: temo di non poterli più vedere ridere sulla spiaggia, correre spensierati tra le onde. Temo di non poter più tornare al bordello, un luogo di piacere e follia in cui mi ero infine sentito a casa.
*Kessie estrae una piccola pergamena, la lama di una penna incide l’inchiostro nel silenzio della stanza, e scrive:*
Bertrand,
so che sei sparito per motivi personali, ma il fatto che non mi hai nemmeno detto una parola, questa non te la perdono. In poco tempo eri diventato quasi una guida per me; mi avevi promesso che un giorno saremmo andati insieme al bordello. Ho letto il libro di Sasha… e mi sa che sei ancora in debito con me.
Forse non so esattamente perché ti sto scrivendo, ma so che tu puoi capirmi. Un pazzo che invoca un dio chiamato Hoar sta mettendo in pericolo le persone a cui tengo…
Non posso rimanere con le mani in mano.
Ho intenzione di ....
[...]
— Kessie
*Kessie si ferma, annusa l’aria carica di polvere e inchiostro, poi ripone la pergamena dentro il libro di Sasha nascosta con cura. Qualche ora dopo consegnò il libro al nuovo bibliotecario dicendogli che era una copia di Bertrand Ashford, sacerdote di Deneir*
Domani… domani partirò, e terrò la mia promessa: proteggerò chi amo, anche se questo significa urtare la fede di un fanatico. Perché, in fondo, il vero coraggio non è brandire una spada, ma restare fedeli a chi ci sta accanto.