Racconti dal Faerun

Un Cupo e tre gemelle.

Admin Fenice · 10/4/2025, 20:04:01

—Dal diario malandato del Cupo, righe incise con rabbia e sporche di sangue secco—

Merda. Merda e veleno.

Avevo detto a quel bastardo di Ralnos che le calishite non sono come le altre. Hanno fuoco nelle vene e magia negli occhi. Ma no. “Tre sorelle in una volta, Cupo! Sarà un capolavoro!” aveva detto, come se fosse una dannata caccia grossa.

Le ho prese con l’inganno, come sempre. Un sorriso finto, due parole dolci, e un vino truccato col veleno di sussurro blu. Ero sicuro che bastasse a farle stramazzare come capre al macello.
E poi le ho lasciate alla recita di Ralnos.

Una sì, è caduta. Le altre… beh, no.
Non c'è stato tempo: Ralnos che mi chiama, le due che ancora non capiscono bene cosa succede.
Poi capiscono, iniziano, ridicolmente, a tirarmi pugnetti o quello che trovano, devo farle calmare e bere.
Provano a farmi un incantesimo, non funziona ma è un gioco pericoloso, sono stato fortunato.
Prendo la mia balestra, la punto alla nuca di quella che dorme.

"Se fate mezza stronzata vostra sorella è morta"

Di solito funziona.
Errore.

Stavano guadagnando tempo. Una ha sussurrato qualcosa in una lingua troppo dolce per il fango che calpesto. Un incantesimo. Mi son visto puntare la mia stessa mano, il dito sul grilletto. Twak.

Una delle tre è caduta. Morta.
Un quadrello le ha fatto visita dalla nuca alla gola.

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E invece che fuggire o urlare… sento la mia mente che cambia. Dannazione l'incantesimo ha fatto effetto. Un charme, credo. Maledette streghe. Ho sentito il cervello liquefarsi, e poi—ho iniziato ad aiutarle. Le ho nascosto. Ho aperto il cancello. Ho distratto Ralnos. Io. Il Cupo.

Quando la nebbia si è diradata, stavo ancora reggendola sedia insanguinata della sorella morta. Lord Ralnos era lì, in piedi, la bocca aperta come un pesce marcio fuori dall’acqua.
Mi guarda e fa:
“Che cazzo hai combinato?”

Lo so io, cazzo. Le ho perse. E una l’ho uccisa. Ma quelle due… mi hanno infilato un coltello magico nel cervello, e mi hanno fatto danzare come un burattino.

Il Pugno non ci metterà molto a trovare questo posto del cazzo.

Devo sparire. Nascondermi nei bassifondi o in un'altra città, quelle mi hanno visto in faccia, dove il sangue secca in fretta e i nomi cambiano ogni settimana.
Non vorrei essere nei panni di Ralnos, lui dovrà rendere conto a Ravenscar: e da quello non ti ci puoi nascondere.

Ma giuro sulle ossa che ho rotto e sulle lingue che ho tagliato:
Non finisce così.
Una delle due è viva. L’altra… piangerà. E quando lo farà, sarà per mano mia.

Il Cupo non dimentica.
Il Cupo torna sempre.

Macchie di vino, sangue e fango chiudono la pagina. L’inchiostro è stato inciso, non scritto.
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