Racconti dal Faerun
Ai margini del Bosco Ammantato
Macomh · 21/3/2025, 17:50:16



Una come lei non dovrebbe chiedere.
Una Druida di Malar, selvatica, feroce, parte di un mondo che parla un linguaggio molto diverso dal mio.
Io ho imparato a coltivare, a nutrire, a custodire la vita.
Lei l’insegue, la sbrana e la offre in sacrificio alla sua divinità affamata.
Tra i nostri dei non c'è accordo, nè rispetto.
Due culti opposti.
Due nature inconciliabili.
Eppure oggi… è venuta da noi a chiedere aiuto.
Ha parlato con parole che puzzavano di bisogno.
Non di forza. Non di gloria.
Solo bisogno.
E se persino la sua voce si abbassa,
se la sua mano si tende verso la città,
significa che qualcosa nel cuore del Bosco è andato profondamente storto.
Qualcosa che fa paura anche a chi non teme il sangue.
Driadi rapite.
Strappate al loro bosco, spezzate, usate come moneta viva per un affare sporco con degli hobgoblin.
In cambio, un carro colmo di vasi contenenti una sostanza oleosa e sconosciuta.
Non serviva conoscerla per sentirne il fetore: puzzava di inganno.
Un attacco orchestrato, un finto baratto, tutto calcolato.
Non si trattava solo di violenza.
Dietro c’era un piano, un modo sporco di usare la natura per coprire qualcos’altro.
Ci toccherà andare nel Bosco Ammantato, io e gli altri che erano lì.
Non so cosa troveremo, ma la terra ha memoria.
E se Chauntea vuole, lei parlerà. E io saprò ascoltarla.


Spoiler
ar_ra DarkJester Jajac Bot Dorian Federico PasquettiGammaUp Mi permetto di dare il via alle danze e aprire sul discord anche il sondaggio per quando vogliamo organizzarci per proseguire
Bot Dorian · 22/3/2025, 00:00:50
Il Trono mente.
Mentono con la stessa disinvoltura con cui stringono accordi nelle sale dei mercanti e con cui condannano uomini alla rovina.Nessuno assalta una loro carovana o mette in moto un massacro per dell’olio profumato. Cosa trasportavano?
Sicari pagati con carne viva, tre driadi, strappate al loro bosco, alla propria casa, gettate in pasto agli hobgoblin come se nulla fossero.
Questo non è semplice contrabbando, non è un colpo per arricchirsi.
È qualcosa di più oscuro, un gioco di potere condotto da chi si crede al di sopra di ogni legge.

Questa città è malata.
Baldur’s Gate non è mai stata un posto per gli onesti, ma c’era un equilibrio.
Le strade hanno sempre dato un'opportunità a chi sapeva coglierla.
La feccia della malavita strisciava nelle ombre, nutrendosi dell’indifferenza della gente, il vero cancro della città.
Marciume che prolifera, protetto dall’oro e dalla paura.
Ora, invece, si muovono con arroganza, convinti che nessuno possa toccarli.
Convinti che il sangue versato nelle fogne rimarrà solo un’altra storia sussurrata dietro porte chiuse.
E poi ci sono i Malariti.
Non eroi, non giusti.Predatori, adoratori della caccia, esseri mossi dall’istinto e dalla violenza. Ma la loro brutalità è cruda, onesta quasi.
Vogliono risposte, vendetta, e chi potrebbe biasimarli?
Non adoro mio fratello, ma è sangue del mio sangue, non farei altrettanto?
Ho passato una vita a capire che in questa città esistono solo due categorie di persone: chi caccia e chi viene cacciato.
La malavita pensa di essere al sicuro, pensa di avere il coltello dalla parte del manico. Ma i loro nemici non sono più solo ombre nei boschi.
Il Bosco Ammantato è il primo passo.
Non mi interessa la sorte delle driadi, né il credo che ne cerca ragione. Ma se questa pista mi porta a chi ha fatto scempio della mia città, allora la caccia è iniziata.
E non finirà finché tutto questo marciume non tornerà polvere.
Petalosa · 22/3/2025, 23:05:55
Strane le usanze in questa città, la chiamano la città dei Duchi, la chiamano Baldur's Gate.
Una città che offre molto e una città che può toglierti tutto in un attimo..
Baldur's Gate, questa città sembra davvero promettente, piena di commercio, di gente bizzarra di ogni razza ed etnia..
Perfino i mezzorchi accettano nelle loro classi sociali e possono aspirare a piu di quello che è la loro vera natura..
come fanno a vivere con se stessi guardandosi allo specchio..
forse neanche lo conoscono lo specchio..
Poi quelle strana druida, anche se appartiene ad un culto non propriamente simpatico a tutti…
molto sottile è la differenza fra i nostri credi.. il piacere, quale cosa sublime, appetibile..
come vivere senza il sano divertimento e la sensazione di essere liberi.. sguinzagliati.. selvaggi..
Le driadi date in pasto agli hobgoblin come merce di scambio? Raccapricciante..
molto..
Sarebbe il caso di aiutare quella druida?
Cosa si potrebbe ricavare da tutto ciò? Nessuno fa nulla per nulla..
tutti avranno un suo secondo fine..
Nomea?
Possibile amicizia con il circolo del bosco ammantato?
O forse.. c'e qualcosa di piu?
Si.. sicuramente..
e quella voglia, quel desiderio allettante di scoprirlo..
sarà sicuramente una piacevole sensazione..
Come felini ci muoveremo.. lussuriose.. enigmatiche..
..Pazienti..

DarkJester · 23/3/2025, 13:10:29
Una richiesta di aiuto dal bosco, un orrore al di la delle nostre abitudinarie comprensioni, un male che sta per sorgere da chissa quale essere...
Già, chi è quest'uomo dall'armatura di spine?
Cosa vorrà dal bosco e da Baldur's Gate? Una vendetta? Un patto con qualcuno? Che scambio avra fatto per sacrificare delle driadi?
È tutto da scoprire, sono eccitata, felice e spaventata al tempo stesso...
Staremo a vedere...
Petalosa · 25/3/2025, 15:04:11
Le strade di Baldur’s Gate battute dalla pioggia incessante, con il suo tempo grigio dalle nuvole e i tuoni rimbombavano ogni tanto,
ma ciò nonostante le stesse strade erano affollate come sempre,
mercanti, gente che chiacchierava, nuovi avventurieri che giungevano da ogni dove, un aria abbastanza caotica e da routine.
Hashèr, intanto era lì, in quella topaia dove stava parlando alla cartografa del posto dall’aria indaffarata..
«Salute..» disse Hashèr. «Mi servirebbero le vostre competenze..»
La cartografa smise di scrivere, sollevò lo sguardo e ascoltò.
«Avete per caso una mappa che conduca al Bosco Ammantato?» chiese Hashèr, con tono speranzoso.
La donna annuì lentamente e si voltò verso una vecchia libreria di legno. Frugò tra rotoli logori e ne estrasse uno legato da un nastro rosso.
«Questa è l’unica che abbiamo… è incompleta. Antica. Segnata da mani che non sono tornate.»
Hashèr si avvicinò e osservò la mappa con attenzione. Le linee erano spezzate, i nomi sbiaditi… ma era abbastanza.
«Potrei andare con altri avventurieri per completarla» propose. «Disegnare insieme le parti mancanti. Voi ci date un informazione… e noi vi daremo una mappa viva, aggiornata.»
La cartografa esitò. L’idea era allettante, ma il Bosco Ammantato non era un luogo qualunque.
«Al meglio…» aggiunse Hashèr. «Voi ci guidate fino all’ingresso e noi ci premureremo che ne rimarrete illesa ad ogni svolta, ad ogni segreto, ad ogni pericolo..»
Un lampo squarciò il cielo fuori dalla finestra, per poi seguire il rombo del tuono..
«Qualcosa mi dice che potrete farcela anche senza di me.. » replicò la cartografa, per poi aggiungere «la mappa è vostra, aggiornatela, il tempo delle esplorazioni per me è finito...»
Hashèr fece un lungo sospiro e guardò la mappa nelle proprie mani.. «D'accordo, grazie.. a vederci dunque...»
La cartografa si limitò a sbuffare appena, probabilmente presa dalla nostalgia di assaporare ancora qualche avventura o forse, semplicemente per riprendere il suo lavoro interrotto.. le fece un cenno e ritornò sulle sue mappe..
Hashèr la guardò per un istante, per poi rendersi conto di quanto claustrofobico fosse quella topaia, non aggiungendo altro si avviò all'uscita.. lasciando dietro di se, solo il suo profumo..

Petalosa · 27/3/2025, 19:15:55
L'inizio del viaggio
Il sole sorgeva timido su Baldur's Gate, proiettando lunghe ombre sulle torri e sui tetti della città.
La compagnia, composta da Hashèr, Aalyah, Zhaira, Meredith e Dardan, si radunò alle porte della città, pronta per il lungo cammino verso il villaggio del Braccio Amico.
Hashèr, con il suo solito fare di grazia e sensualità. Aalyah, la sua sorella gemella portava con sé un'aria di mistero e imprevedibilità.
Zhaira, la terza gemella agile e scaltra, si muoveva con la furtività di un'ombra. Meredith, sacerdotessa di Chauntea, irradiava una calma e una gentilezza rassicuranti..
ed infine, Dardan, il mezzorco sacerdote di Tempus, con la sua imponente stazza e il suo sguardo fiero, incarnava la forza e il coraggio.
Il sentiero si snodava attraverso la campagna, tra boschi rigogliosi e colline verdeggianti.
Il viaggio era lungo e faticoso, ma la compagnia procedeva con passo deciso, animata dalla speranza di raggiungere presto la meta.
Durante il cammino, i cinque compagni ebbero modo di conoscersi meglio, condividendo storie e esperienze.
Nelle varie soste, capitava di certo radunarsi a parlare davanti al fuocherello, mentre Hashèr e Aalyah restavano in silenzio ed accoccolate, ascoltavano alcune storie, per sorridere un po' e alleggerire i pensieri del viaggio.
Zhaira, con il suo spirito libero e ribelle, intratteneva il gruppo con racconti di furti e avventure, probabilmente inventati.
Hashèr però non si soffermava a guardare solo la sorella nei racconti, ma guardava anche gli altri due "estranei", come Meredith, offriva spesso la sua rassicurante calma, materna.
Dardan, stava quasi sempre sul chi va là, osservando attorno proteggendo il gruppo dai pericoli che potevano celarsi nel cammino e durante le soste.
Dopo giorni di cammino, la compagnia giunse finalmente al villaggio del Braccio Amico.
Il villaggio era circondato da mura e si mostrava un luogo tranquillo e pacifico, abitato da contadini e artigiani e moltissimi avventurieri.
Il gruppo raggiunse la locanda, ma prima di entrarvi, furono fermati da una donna che sostava lì davanti cucendo qualcosa in tutta tranquillità e spensieratezza.
"oh.. bentrovati! Nuovi forestieri vedo.. da dove venite se posso?" proferì la donna con un leggero sorriso cordiale..
"da lì.." remplicò Hashèr provata dal viaggio, indicando appena l'angolo della locanda appena svoltato..
La donna non potè che ridere un pò.. "immagino che "da lì" sia inteso verso nord.. dal Gate posso supporre?" aggiungendo..
"Si, proveniamo dal Gate.." aggiunse Dardan sbuffando..
"Comprendo.. avete incontrato pericoli lungo la via? .." disse la donna, per poi continuare "Pare che perora un gruppo di banditi gli piaccia assalire carovane e o avventurieri di passaggio, cogliendoli alla sprovvista.."
I cinque si guardarono un po'.. per poi scuotere il capo..
"No, non abbiamo avuto incontri di questo tipo per fortuna, un viaggio tranquillo.." aggiunse Mereditih la sua voce pacata..
"beh.. tenete gli occhi aperti.. non si sa molto, pero' qualcuno puo raccontarvelo dentro magari.."
la donna indicò appena la porta della locanda, per poi continuare con un sospiro affranto..
"c'è un tale che pare ne sia stato vittima.. ha visto la sua famiglia morire e adesso è un po' fuori di.. testa.. poveretto.."
la donna si congedò dal gruppo, con una leggera smorfia di dispiacere, per poi sorridere appena al gruppo avviandosi..
Entrarono in locanda, Hashèr stanca e spazientita, spalancò le porte della locanda e vedendo tutta quella gente a far "baldoria",
si risollevò e fece il suo ingresso teatrale, muovendosi sinuosa tra la gente insieme alle sue sorelle, ammiccando un pò a qualcuno che la guardava incuriosito..
Una lunga coda di gente v'era fra loro e il banco dove poter ordinare qualcosa e prenotare una camera.. ma in poco tempo raggiunsero il proprietario..
quel piccolo e verdastro gnomo dal suo nasone a patata..
"Bentley Mirrorshade! Al vostro servizio!" esclamò lo gnomo.. "cosa posso fare per voi? Cibo? Ristoro?"
I cinque rimasero a guardare lo gnomo, per poi chiedere qualche informazione, sul bosco ammantato, su una possibile guida e sui briganti che si aggiravano in quelle terre..
Bantley rispose tranquillamente alle loro domande, indicandogli anche una possibile guida che li accompagnasse al Bosco Ammantato..
dopo di che, il gruppo prenotò delle stanze e ordinò la cena, mangiando finalmente un pasto decente tutti insieme..
Dopo aver terminato la cena, fra una chiacchierata e un altra.. Aalyah si alzò e iniziò a danzare divertita dall'atmosfera creatasi con gli altri avventori della locanda..
Poco dopo, si aggiunse anche Hashèr nella danza e poi Zahira.. le tre ballavano sinuose e leggiadre, come tre Muse.. 
Passarono una tranquilla e piacevole serata.. per poi rientrare nelle loro camere a tarda notte..
Il mattino seguente, il gruppo si ritrovò nella grande sala, dove ad attenderli v'era quella che si rivelò la loro guida.
Elias era il suo nome, un mezzelfo dai capelli bianchi e di bella presenza, forse un po trasandato.. giunserò ad alcuni accordi prima di portarli alla meta designata..
"Preparatevi al meglio.. non sarà di certo una passeggiata quel bosco.. vi attenderò all'uscita nord non appena avrete finito i preparativi.." disse Elias prima di dileguarsi..
Bot Dorian · 29/3/2025, 01:01:39
Baldur’s Gate si era dissolta alle sue spalle, un ammasso di ombre e luci tremolanti che si rimpiccioliva a ogni battito di zoccolo.
Dorian cavalcava rapido, la sagoma scura della sua cavalcatura fendeva la strada battuta. Non era solo un viaggio, era un atto di guerra.
La città era marcia, e l’unico modo per purgarla era strappare via la radice del male con il filo della spada.
Il Bosco Ammantato era il primo passo. Il Braccio Amico il punto d’incontro.
Ogni ombra poteva celare un’imboscata. Ogni bivio un pericolo. Ma non c’era esitazione nei suoi movimenti. Se qualcuno si fosse frapposto tra lui e la sua meta, avrebbe scoperto che il viandante che cavalcava nella notte non era un uomo qualunque.
L'oscurità sembrava allungarsi all'infinito, finché in lontananza non emerse il bagliore fioco delle lanterne della locanda. Il Braccio Amico. Rifugio per mercenari, cacciatori, avventurieri. E quella notte, per lui, una semplice tappa.
Diede un nome falso al locandiere: Dravos.
Non si è mai troppo prudenti.
Meredith lo attendeva, già pronta a metterlo al corrente. I piani, la guida, l’accaduto: tutto era stato disposto, almeno sulla carta.
Questa spedizione puzzava di improvvisazione. Gente radunata più per curiosità che per vera convinzione.
Stabilire una formazione era il primo passo. Sperare che Dardan riuscisse a farla rispettare, il secondo.

Edited by Bot Dorian - 29/3/2025, 16:36
Macomh · 31/3/2025, 20:35:29


Il Braccio Amico è un rifugio che non consola in questi notti.
Dorian si muove e parla con la precisione di un comandante, anche quando non c'è un'armata da guidare: calcola percorsi, valuta rischi, sembra prendere appunti con la mente anche mentre mangia.
Dardan è il contrario: diretto, concreto, a suo modo schietto.
Diffida delle sorelle, e forse ha ragione.
Io stessa le osservo e non riesco a capire dove finisca la maschera e dove cominci il volto.
La notte prima della partenza, la locanda è caduta in un silenzio che pareva una coperta bagnata stesa sulle fiamme.
Un uomo ha accoltellato una donna.
Non per soldi, non per rabbia cieca, ma per qualcosa di più sottile e velenoso: le parole.
Lei parlava della moglie che lui aveva amato. Diceva che era frivola, infedele forse.
La verità è che quella donna non era né frivola né infedele.
Era una vittima. Uccisa dai banditi lungo la Via del Commercio mentre tornava a casa.
Le parole sono diventate veleno, e quel veleno è diventato una lama.
La macchia rossa sul legno ha messo fine alle risate nella locanda.
Nessuno si è azzardato a dire nulla fino al giorno dopo.
Poi, come se stessero danzando per tenere lontana la morte, le tre sorelle si sono esibite.
Movimenti perfetti, mani leggere, sorrisi che sembrano parte del trucco.
La loro danza ha attraversato il silenzio come un coltello, ma non l’ha spezzato.
Solo coperto, come si coprono le ceneri quando bruciano ancora.
Rowan...
Se solo tu fossi rimasto probabilmente non sarei neppure qui.
Forse saremmo nella nostra semplice casa, a parlare del raccolto, a contare le uova.
Forse starei impastando il pane, non preparando la falce.
Piegando i panni al sole, non chiudendo i cinturini dell’armatura.
Ormai non penso importi più dove sarei dovuta essere...
Sono qui.
Con la mia armatura, la mia falce, e la mia fede.
Per provare a capire cosa sta succedendo a chi dovrebbe vivere in pace con la terra.
Admin Fenice · 1/4/2025, 10:57:35
Il vento accarezza piano le fronde alte, portando con sé il profumo della resina e dell'umido muschio. Ma non riesce a coprire del tutto l’odore di sangue secco e morte recente.
Faustus, satiro druido di Lurue, è inginocchiato accanto a un enorme corpo ricoperto di pelliccia, straziato da artigli e morsi profondi. Un orso. Il suo orso. Il suo amico.
Gli occhi lucidi scrutano quel volto che conosceva a memoria: le cicatrici sulla spalla sinistra, guadagnate salvando un cucciolo di cervo da un branco di lupi; le orecchie spelacchiate dal tempo e dalle intemperie; e quel muso sempre paziente, che pare ancora sorridere nel sonno eterno.
Con le dita sporche di terra e lacrime, Faustus accarezza la pelliccia una volta calda.
“Perdonami…” mormora, “Non doveva finire così.”
Aveva chiesto troppo, ancora una volta. Quando quegli avventurieri erano giunti nel Bosco Ammantato, non erano come gli altri: non avevano bruciato, non avevano cacciato per gioco, non avevano alzato la voce. Avevano chiesto con rispetto. E Faustus, sentendo la verità nei loro cuori, li aveva affidati a lui.
“Guidali. Proteggili,” aveva detto all’orso. E lui, come sempre, non si era tirato indietro.
E ora, davanti a quel corpo, il tempo si spezza.
Il druido chiude gli occhi e si lascia cadere nel ricordo.
Un cucciolo d’orso, tremante, accanto alla carcassa ancora calda della madre.
Faustus, giovane e impacciato, che si avvicina con foglie di miele e parole sussurrate.
Le notti sotto la pioggia, condividendo una grotta e una coperta fatta di muschio.
Le prime lezioni: non tutto ciò che brilla è buono, non tutto ciò che graffia è cattivo.
Lui che si tuffa nel lago d’inverno per salvare Faustus da un ghiaccio sottile.
Le risate, le corse, i tramonti.
La paura, un giorno, che si perdesse per sempre, e la gioia immensa quando tornò, con una ghirlanda di foglie in testa, come se nulla fosse.
Erano cresciuti insieme. Non parlavano la stessa lingua, ma si erano capiti più di quanto le parole potessero mai spiegare.
Il druido riapre gli occhi. Le lacrime gli rigano il volto mentre siede accanto al corpo. Posa una zampa d’orso – ormai fredda – tra le sue mani, e inizia a cantilenare piano una preghiera a Lurue, la Dea dei sogni, della bellezza e della libertà.
“O Lurue, che conosci le vie del cuore e le danze delle stelle, accogli questo spirito che ha camminato con grazia nella tua creazione.
Concedigli un posto tra i sogni infiniti, dove i fiumi sono di miele e le foreste non conoscono catene.
Concedigli pace… e il ricordo.”
Faustus si ferma. Respira piano. Stringe la zampa tra le sue.
“Grazie, fratello mio.
Hai vegliato su di me in ogni inverno e ogni notte scura.
Hai guidato altri, ancora una volta, senza che io dovessi chiedertelo due volte.
Hai dato tutto, e non hai mai chiesto nulla.
Come sempre.
Come solo tu sapevi fare.”
E mentre la luce del giorno filtra tra i rami, Faustus resta in silenzio, accanto a chi ha amato di più.
Nel cuore del Bosco Ammantato, un druido piange. Ma nel vento, per chi sa ascoltare, si sente ancora un passo pesante, e un ruggito lontano, fiero e dolce come un ultimo saluto.
Bot Dorian · 3/4/2025, 00:56:21
Spoiler
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La foresta li osservava.
Gli alberi secolari si stringevano attorno al gruppo come giganti silenziosi, le fronde intrecciate a soffocare la luce della luna.
Eppure, non erano soli.
Gli animali non fuggivano, non li attaccavano.
Si muovevano attorno a loro con una quieta consapevolezza, come se seguissero un disegno invisibile.
Indicavano la via.
Forse era un avvertimento, o forse un tacito invito a proseguire.
Non fu un cammino privo di pericoli.
L'aria era satura del fetore di creature predatrici.
Ragni giganteschi si annidavano tra i rami, Ettercap scivolavano nell’ombra, osservando con occhi neri e privi d’anima.
Il gruppo fu colto alla sprovvista, intrappolato nelle ragnatele vischiose, i mostri avanzavano per finire il lavoro.
Ma poi, un sibilo spezzò il silenzio.
Un satiro emerse dalla boscaglia, il suo arco saldo tra le mani, lo sguardo vigile.
Non vi fu musica, né parole superflue.
Solo gesti rapidi, precisi.
Le sue frecce trovarono i bersagli con letale accuratezza, mentre un’energia selvaggia scaturiva dalle sue dita, ricucendo ferite e infondendo nuova forza nei combattenti.
Gli Ettercap fuggirono, i ragni si dispersero, la battaglia fu vinta senza clamore.
Il satiro parlò poco, ma indicò loro il sentiero sicuro.
Prima di allontanarsi, lasciò loro una guida: un imponente orso dal pelo scuro, più di un semplice compagno, un protettore silenzioso.
Un dono prezioso, che non sarebbe sopravvissuto alla notte.
Nemmeno la forza di quella creatura fu sufficiente.
Quando il troll emerse dalla boscaglia, furioso e affamato, fu l’orso a scagliarsi per primo contro la bestia.
Si batté con ferocia, squarciando la carne putrescente del gigante, ma alla fine venne travolto, il suo ruggito soffocato dall'ultimo colpo letale.
Il gruppo abbatté il mostro, ma l’orso non si rialzò.
Il suo sacrificio aveva permesso loro di proseguire.
Dopo ore di cammino, giunsero a uno spiazzo immerso nel cuore della foresta.
E lì, il sangue macchiava la terra.
Una donna china su corpi smembrati.
Ali strappate, arti sparsi come trofei di una caccia blasfema.
Fate, sezionate con la freddezza di un chirurgo.
Il loro bagliore svanito, ridotto a nulla.
Dorian sentì il disgusto serrargli la gola, ma il suo sguardo rimase impassibile, ne aveva visti di mattatoi, mai di quel genere.
Non si trattava solo di una carnefice.
Quella creatura sapeva. Aveva le risposte che cercavano.
Le parole furono taglienti quanto le lame. Lei li provocava, incitava la furia di Dardan, pronta a scatenare un altro massacro insensato.
Ma Dorian non era un ingenuo.
Propose un duello.
Il sangue per la verità.
Lei sorrise, compiaciuta.
E poi mutò.
La pelle divenne verde e rugosa, gli occhi scintillarono di una malvagità primordiale.
Unghie divennero artigli, denti si affilarono in una smorfia feroce.
Non era più una donna.
Era un abominio cresciuto nelle ombre della foresta.
Il duello fu brutale.
Colpi scambiati come sentenze di morte.
Artigli squarciavano l’aria, fendenti d’acciaio sfioravano la carne.
Dorian lottava con la freddezza di chi conosce la guerra.
Con la ferocia di chi sa che perdere non è un’opzione.
E alla fine, fu lui a vincere.
La lama affilata premette contro la gola della megera. Bastava un solo movimento, un battito di ciglia, e il sangue avrebbe irrigato la terra. Ma non ancora.
Un respiro, lento, controllato.
Poi la domanda, l’unica che contava.
“Dov’è la Driade?”
ar_ra · 7/4/2025, 13:35:05
Mentre il gruppo era fisso nel punto della terra indicato, scattò. Le sue gambe nodose e sproporzionate si muovevano con l’elasticità di una bestia nata nella palude. Le unghie a graffiare la terra, i piedi scalzi a lasciare orme nere. Non sembrava correre, sembrava strisciare, saltare, si contorceva come una piaga che si rifiuta di guarire.
Solo Dardan non esitò. Il clangore della sua arma fu come un campanello funebre, l'ombra si slanciò dietro la megera con una ferocia silenziosa, colpendo l’aria con pesante, colpi di forza per finire, non per avvertire.
Ma Zahira… Zahira non li guardava. Non subito.
I suoi occhi erano sulle fate, aperte, spezzate, svuotate.
Piccole. Esangui. Apparentemente delicate, appese, come decorazioni per qualche perverso senso di arte. Le ali strappate, inchiodate ai rami con spilli d’osso. Gli addomi aperti come fiori macchiati di ruggine, e il sangue—quel sangue fatato e prezioso chee gocciolava piano, se non era già seccato, come se persino la morte volesse essere artefice di macabra poesia.
Zahira non vedeva più creature magiche, vedeva sé e le sue sorelle. Tre cuori uniti dal grembo e dal sangue, cresciute sotto la stessa luna. Quelle fate erano loro. Spezzate, umiliate. Inutilmente belle, anche nel macello che le ha portate alla morte.
La sua mente e i suoi sensi si isolarono.
Le urla della battaglia svanirono.
I grugniti della megera, i colpi di Dardan, il rumore delle ossa spezzate… tutto diventò ovattato.
Un respiro.
Due.
La corda dell’arco che si tendeva con un suono sordo, come la pelle che si è pronta a strapparsi.
Aspettò.
Poi, tra i sudici capelli incrostati e le scapole magre che si muovevano come lame, si aprì uno spiraglio.
Zahira lo vide. Non col cervello, ma con l’istinto.
Scoccò.
La freccia tagliò l’aria in silenzio, con la stessa grazia di un giudizio divino, una carezza di piacere.
Colpì la megera dietro il cranio. Il suono fu sordo, viscerale. L’asta penetrò con forza, trapassando il cranio molle e marcio, e uscì dalla bocca come una verga sacra, spezzando denti, lingua, respiro.
La megera si fermò di colpo. Un singulto strozzato, gli occhi spalancati, poi cadde: i colpi di Dardan stavano già guidando un cadavere.
La testa sbatté sul terreno con un suono umido. Una pozza nera si allargò subito sotto di lei, densa, calda, piena di cose che non avevano più nome.
Il corpo ebbe un paio di spasmi dovuti alla freccia in quel cervello marcio, poi nulla, solo il sangue che continuava a colare dalle fate, goccia dopo goccia.
Zahira non disse nulla. L’arco ancora teso, gli occhi fissi sulla creatura morta che si spostavano ora sulle sorelle, chine alla disperata ricerca della tomba della driade.
Muore la minaccia, con silenzio e sangue freddo.
Petalosa · 7/4/2025, 14:16:37
Il villaggio del Braccio Amico, avvolto nella nebbia mattutina, vide partire un gruppo: Meredith, Dardan, Dorian, Zahira, Aalyah e Hashèr
Elias, il mezzelfo dai capelli bianchi, li condusse attraverso sentieri tortuosi fino all'orlo del temuto Bosco Ammantato.
La foresta, avvolta in un'aura di mistero e pericolo, li accolse con il suo silenzio inquietante.
Le insidie del bosco non tardarono a manifestarsi. Fra le varie belve che vi si annidavano, un gruppo di Ettercap li sorprese con una pioggia di ragnatele appiccicose.
Il gruppo si batté con coraggio, ma la superiorità numerica dei mostri e il loro veleno che indeboliva al tocco, ebbero la meglio. Uno dopo l'altro, i viaggiatori caddero a terra, tramortiti.
Fu allora che Hashèr, con un sussurro di preghiera a Sharess, la Dama Danzante, vedendo le sue sorelle a terra, strinse la mazza e come una danza esotica, sensuale, leggiadra iniziò a colpire l'Ettercarp, ultimo rimasto.
Solo i rumori della foresta, solo i rumori dei suoi movimenti danzanti e i versi sibilanti di quell'obbrobrio che doveva essere abbattuto solo per la sua orrenda figura.
Così facendo, Hashèr riuscì ad abbandonarsi ai sensi del piacere, per combattere anche quest'ultimo Ettecarp.. poi la freccia dell' Satiro Farstus, finì l'opera..
subì anche lei alcune ferite e il veleno l'entro in circolazione nel sangue indebolendola.
Ciò nonostante, era contenta, era soddisfatta, ce l'aveva fatta, grazie anche all'aiuto del Satiro, aveva salvato il gruppo da una morte certa..
I suoi capelli terminarono la loro ondeggiante danza.. lo scontro era finito..
Hashèr ravvivò i suoi capelli in maniera sensuale e leggiadra e con la mano libera, mandò un bacio volante nell'ignoto, poi si affrettò ad aiutare i caduti, ma prima le sue sorelle..
lì in erme..
due fiori che avevano bisogno di essere rinvigoriti dal piacevole tocco della Dama Danzante..
Dopo essersi ripresi, proseguirono il cammino, il gruppo si imbatté in una radura incantata.
Una figura femminile di straordinaria bellezza, con lunghi capelli neri e occhi scintillanti, li accolse con un sorriso gentile.
Si presentò come una druida, guardiana del bosco, e offrì loro ospitalità.
Ma l'apparenza ingannava. La druida, in realtà, era una megera malvagia, ossessionata dalla bellezza effimera delle Pixie.
Con un gesto crudele, mostrò loro il suo macabro "giardino": Pixie morte, appese agli alberi come quadri viventi, le loro ali scintillanti ormai spente e o strappate in maniera macabra.
L'orrore si trasformò in rabbia. Dorian, sfidò la megera a duello.
La battaglia fu feroce, con colpi di spada e squarci di unghia come artigli risuonavano nella radura.
Alla fine, Dorian ebbe la meglio, ma la megera, astuta e potente, riuscì a fuggire, scomparendo tra gli alberi.
Il gruppo, ferito e provato, decise di inseguirla. La megera, sentendosi braccata dall'inseguimento di Darda, continuò a correre senrza voltarsi..
Zahira, con la sua mira infallibile, come una magnifica barda esotica che fa vibrare le corde della sua arpa sensuale e leggiadra..
scagliò una freccia che la colpì in pieno...
La megera cadde a terra, esalando l'ultimo respiro.. in una pozza di sangue..
Trovarono dopo una driade sepolta viva, che disse loro qualche ultima parola prima di esalare l'ultimo respiro anche lei, per poi una volta morta, rilasciare dei semi dal suo ventre..
In seguito, il gruppo fece rientro a Baldru's Gate, rifocillandosi, guarendo le proprie ferite e ripristinare le proprie forze..
Edited by Jajac - 7/4/2025, 17:38

